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Come funziona il diritto di recesso

4 dic 2020 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Siamo ormai agli inizi di dicembre e, lockdown o no, sarebbe carino prendere un cadeau natalizio almeno alle persone più care. O anche a noi stessi, come premio e consolazione a conclusione di un anno che è stato mediamente assai complicato per tutti. Pronti allora a dare il via allo shopping natalizio, che quest’anno avverrà probabilmente per lo più online, a colpi di clic.

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Anche in questo caso, come per il Black Friday di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, chi ha un buon reddito può, se vuole, incrementare le munizioni a sua disposizione per fare acquisti di maggior pregio. Articoli tecnologici, per esempio.

Come? Ovvio: con un prestito personale, utile a soddisfare generiche esigenze di liquidità. Il consumatore lo chiede, il creditore, se ne ravvisa le condizioni, lo eroga, il consumatore glielo rimborserà a rate con tanto di interessi e relative spese.

Ok, ma cosa succede se, dopo aver chiesto il prestito, ci ripenso? Niente panico: c’è il diritto di recesso.

Cosa sapere sul diritto di recesso

Dovesse mai rendersi conto di aver fatto il passo più lungo della gamba, il consumatore ha 14 giorni di tempo a partire dal momento della firma per recedere dal contratto. In che modo? Inoltrando una comunicazione al creditore, secondo le modalità che lo stesso creditore ha indicato.

Non occorre addurre motivazioni. Se intanto il consumatore ha ricevuto il finanziamento, o anche soltanto una tranche, deve restituire la somma e pagare gli interessi maturati fino alla restituzione entro 30 giorni dalla comunicazione del recesso.

“Recedere dal contratto di credito significa recedere anche dai servizi accessori connessi, forniti dal finanziatore o da terzi, a meno che questi ultimi non provino che forniscono i servizi in via autonoma, cioè al di fuori di un accordo con il finanziatore”, spiega la Banca d’Italia nella sua guida al credito ai consumatori.

Nel caso in cui il contratto sia a tempo indeterminato, il consumatore potrà recedere in qualunque momento, senza penalità o costi. Il contratto, in casi come questo, può prevedere un obbligo di preavviso, che però non vada oltre un mese.

Ciò che non è possibile fare è smettere di pagare le rate così, da un momento all’altro, perché non ce la sentiamo più di avere in nota spese quel finanziamento. E la ragione è semplice: non pagare le rate comporta conseguenze anche serie.

Cosa succede se non pago le rate

Di fronte al mancato pagamento delle rate, come spiega Bankitalia, “il finanziatore può rivalersi sulla garanzia e ricorrere a tutte le azioni previste dalla legge per riscuotere il suo credito, dai solleciti formali al ricorso al giudice”.

Mancare anche solo una delle scadenze può comportare un aggravio dei costi, a cominciare dagli interessi di mora, che non sono inclusi nel TAEG, il Tasso Annuo Effettivo Globale. Nei casi di maggior gravità, il creditore può ottenere lo scioglimento del contratto, cosa che imporrebbe al consumatore l’obbligo di versare il debito residuo, tutto e subito.

Altra conseguenza è la segnalazione alla Centrale Rischi o ai Sistemi di informazioni creditizie, che può rendere più complicato l’accesso a un nuovo prestito nel futuro.

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