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Trasloco prestiti e consolidamento debiti

26 lug 2019 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Se avete o avete avuto un mutuo, con tutta probabilità già lo sapete: la surroga o portabilità è quella procedura, introdotta dalla legge Bersani del 2007, che consente di trasferirlo senza costi dalla vostra banca a un altro istituto che propone condizioni migliori. Si può fare anche per i prestiti? No, si tratta di una procedura valida ad oggi solo per i mutui. Tuttavia, chi vuole sostituire il finanziamento in corso con quello offerto da un istituto bancario o finanziario diverso può imbattersi in proposte di “trasloco”: mancando una norma sulla surroga dei prestiti, gli istituti bancari e finanziari si sono attrezzati con qualcosa di analogo, che però non è regolato da indicazioni e vincoli disposti per legge. In altre parole, ogni banca e finanziaria fa per sé, proponendo le sue condizioni. E il passaggio non è obbligatoriamente gratuito, come invece avviene per i mutui. Il che rende fondamentale, per il debitore, esaminare i preventivi delle offerte con grande attenzione, per valutare con il dovuto scrupolo costi e condizioni.

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L’altra possibilità, per chi ha prestiti in corso, di passare da un creditore all’altro è quella del consolidamento debiti: il nuovo creditore eroga un finanziamento la cui finalità è quella di estinguere tutti gli altri in corso, diventati magari poco sostenibili, con il rischio concreto di mettere chi li ha contratti in una situazione di indebitamento eccessivo. In questo modo, si accorpano le varie rate in una sola, che pesa meno del totale dei versamenti periodici che l’hanno preceduta. Ciò anche in virtù della durata del nuovo prestito: essendo più lunga, permette di restituirlo con pagamenti mensili più contenuti, anche grazie a un tasso d’interesse più conveniente. Per poter traslocare o accedere a un consolidamento debiti, tuttavia, occorre rispettare alcuni requisiti, uno dei quali è quello lavorativo/reddituale: come per gli altri prestiti, banche e finanziarie vogliono avere la ragionevole certezza di poter recuperare il capitale erogato insieme agli interessi, ed è per questo che il richiedente deve dimostrare di avere un’entrata e, quindi, la possibilità di onorare il debito.

Ecco allora che un contratto a tempo indeterminato con un’anzianità lavorativa di almeno sei mesi per i dipendenti e un’esperienza di almeno un anno per gli autonomi e i liberi professionisti possono fare la differenza. Come per gli altri prestiti, anche l’età è un requisito essenziale: non meno di 18 anni e non più di 75. Il che, ovviamente, non esclude affatto i pensionati. Decisamente meglio, poi, se il curriculum creditizio non è oscurato da ombre e se, quindi, i Sistemi di informazioni creditizie e la Centrale rischi della Banca d’Italia non riportano note negative in merito a ritardi nei pagamenti o a mancati pagamenti delle rate. E l’assenza di pignoramenti e protesti rende tutto nettamente più facile. Per finire, così come accade per altri prestiti, per proteggersi dal rischio d’insolvenza alcune società chiedono garanzie accessorie: quella che va per la maggiore è la presenza di una terza persona disposta a farsi carico della restituzione del finanziamento in caso di difficoltà del debitore.

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