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Prestiti per vacanze? Sì, ma con buon senso

27 lug 2018 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Chiedere un prestito per andare in vacanza. E non perché non si hanno soldi: piuttosto, per non dover attingere alla riserva di liquidità che si ha a disposizione, potendo poi restituire la cifra ottenuta attraverso il finanziamento con rate mensili e nell’arco di un periodo di tempo ragionevole. Secondo un numero crescente di italiani, questa può rivelarsi una buona idea. Bisogna però sempre fare attenzione alla sostenibilità del progetto per il nostro bilancio familiare: siamo sicuri che non faticheremo, nei prossimi due o tre anni, a rimborsare il prestito? Perché altrimenti scatteranno tutti quei provvedimenti a tutela del creditore, che tra le altre cose comportano la segnalazione del nostro nome, in quanto debitori che hanno versato le rate in ritardo o che non le hanno versate affatto, agli appositi database, rendendoci più difficile l’accesso al credito in futuro. Ma andiamo al punto. È troppo presto per conoscere i dati sui prestiti per vacanze richiesti nel 2018, però recentemente Facile.it e Prestiti.it hanno riportato quelli del 2017 e del primo trimestre 2018.

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Secondo questi dati, fra il primo gennaio 2017 e il 31 marzo 2018 sono stati erogati prestiti personali per viaggi e vacanze per più di 98 milioni di euro. I dati mettono in evidenza un fatto interessante, confermando che anche nel nostro Paese si sta diffondendo una maggiore consapevolezza sulle possibilità che offre il credito al consumo. Come è emerso dalla rilevazione di Facile.it e Prestiti.it, ci si sta progressivamente spostando da un modello tipicamente “mediterraneo”, ispirato alla scuola di pensiero dello “spendo solo se posso pagare tutto subito” a uno decisamente più anglosassone, sulla linea del “ricorro al pagamento rateale per non gravare troppo sul mio budget e non dover rinunciare a ciò che desidero”. Il richiamo ai dati dei due portali ci dà il “la” per ricordare che, se da una parte il prestito non deve per forza essere l’ultima spiaggia in caso di mancanza di liquidità, dall’altra è bene che valutiamo con attenzione la nostra situazione economico-finanziaria prima di procedere alla richiesta di finanziamento.

Per evitare brutte sorprese al rientro, prima ancora di presentare la domanda dobbiamo mettere a fuoco con precisione la nostra disponibilità mensile, ovvero il denaro che ci rimane in tasca una volta tolte dallo stipendio le spese ordinarie e ricorrenti, incluse eventuali altre rate da versare. Questo perché, come ricorda Bankitalia nella sua guida al credito, in caso di mancato pagamento delle rate il finanziatore può ricorrere a tutte le azioni previste dalla legge per riscuotere il credito, dai solleciti formali fino al ricorso al giudice. Ma prima ancora, il mancato rispetto anche solo di una delle scadenze rateali può comportare per il consumatore costi maggiori, a cominciare dagli interessi di mora, non inclusi nel Tasso annuo effettivo globale (Taeg). Una “extrema ratio” è lo scioglimento del contratto da parte del creditore, cosa che obbliga il consumatore a rimborsare immediatamente l’intero debito residuo. Poi c’è la segnalazione alla Centrale Rischi o ai Sistemi di informazioni creditizie, che può complicarci l’accesso ad altri finanziamento.

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