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Come va il credito al consumo?

17 dic 2021 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Com’è cambiato – sempre che sia cambiato – il rapporto tra consumatori e credito al consumo durante la pandemia di Covid-19? È la domanda che si pongono da più fronti gli esperti che indagano sulle attuali abitudini di consumo, nel mondo occidentale, in Europa e in Italia.

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Ultimamente, una risposta è arrivata dallo European consumer payment report (Ecpr) di Intrum, che ha interrogato un campione di cittadini europei.

Cosa emerge dal rapporto di Intrum?

Che il 25% dei cittadini europei interpellati ha contratto, negli ultimi sei mesi del 2020, nuovi prestiti, oppure ha usato il plafond della carta di credito fino al limite. Questo proprio a valle della pandemia. E il balzo rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente è stato del +21%.

In compenso, pare che in tutta Europa il numero delle nuove pratiche per il recupero crediti sia in calo, sintomo che la maggioranza dei consumatori che fanno ricorso a nuovi prestiti riesce a seguire e rispettare i piani di rimborso.

In media, escludendo la rata del mutuo e la carta di credito, il consumatore italiano ogni mese prende a prestito l’equivalente del 10-25% del suo stipendio: ha risposto così circa un terzo degli intervistati, mentre solo un 4% ha ammesso di osare un 75-100 per cento.

A seguito della crisi connessa alla pandemia di Covid-19, al 55% degli interpellati è capitato di richiedere un prestito o di aumentare il limite della carta di credito una sola volta per comprare qualcosa per i figli. “Più di una volta” è stata invece la risposta del 27%, a fronte, rispettivamente, del 47 e del 30 per cento della media europea.

L’insidia del mancato controllo sul debito

“A livello europeo”, si legge poi nel rapporto di Intrum, “uno su sette afferma di non avere il controllo del proprio debito, e in Italia il 18% sostiene di avere meno visibilità sui piccoli prestiti e sulle carte di credito rispetto al pre-pandemia”.

Guardando alle fasce d’età, si nota come siano le generazioni più giovani a perdere il controllo dei propri debiti: nel nostro Paese, secondo quanto ha rilevato Intrum, il 39% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 21 anni non ha interesse a mettere a fuoco con esattezza la quantità di denaro che ha preso in prestito. Un dato che fa riflettere, come si dice, considerando che la media europea è del 25%.

Ma non va meglio nella fascia anagrafica poco più alta, se pensiamo che chi ha tra i 22 e 37 anni d’età non è interessato, in circa un terzo dei casi, a prendere atto della consistenza dei propri debiti, a fronte del 24% della media europea.

Preoccupa il sostanziale disinteresse dei giovani

E se da una parte la preoccupazione è comunque contenuta, tenuto conto che più si è giovani e meno si ha reddito, ergo il credito concesso non può che essere modesto, dall’altra l’atteggiamento un po’ troppo rilassato che si riscontra presso giovani e giovanissimi è indice di un’attitudine che va assolutamente corretta, perché potrebbe dar luogo, nel futuro, a situazioni non facilissime da gestire, in zona sovraindebitamento, e non solo.

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