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Auto elettrica con un prestito?

11 mar 2022 | 4 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Il post di questa settimana parte da uno “spiegone” economico: ci scuserete per questo. Sapete che cos’è l’inflazione? È l’aumento generale dei prezzi di beni e servizi che si verifica in un certo lasso di tempo. Ha una sua importanza perché la sua conseguenza immediata è un calo del potere d’acquisto del denaro che possedete.

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Un esempio plastico ce lo offrono in questi giorni la senza piombo e il diesel ai distributori di benzina: non vi saranno sfuggiti i meme sui social per riderci un po’ su, anche se la questione è serissima. Se nel febbraio del 2021 un litro di benzina costava – largo circa – un euro e mezzo, oggi siamo ben sopra i due euro.

Capite bene cosa questo voglia dire: voi avete in mano una banconota da 20 euro o da 50, che è esattamente la stessa che avevate in mano l’anno scorso. Solo che con quella banconota oggi riuscite a mettere nel serbatoio della vostra auto molto meno carburante. Perché, per effetto dell’inflazione, quella banconota ha perso un po’ del suo valore.

Come mai è successo questo e (soprattutto) perché ne stiamo parlando?

Ogni tanto, in questi anni, i media specializzati in economia e finanza si sono interrogati sugli effetti indesiderati delle politiche ultra-espansive delle banche centrali. Le banche centrali sono – detta proprio in due parole al volo – le autorità che si occupano della moneta di un certo Paese (per esempio, gli Stati Uniti o la Cina) o di una certa area (l’Eurozona): quanta ce n’è in circolazione e le conseguenze della quantità in circolazione in termini di inflazione e perdita di valore del denaro.

Negli ultimi anni, le banche centrali hanno messo in campo a più riprese politiche ultra-espansive per contrastare le ripercussioni:

  • della grande crisi finanziaria del 2008;
  • della crisi del debito sovrano del 2011-2012;
  • della crisi pandemica esplosa nel 2020.

Nonostante i gran soldi iniettati nel sistema, tutta questa inflazione negli anni scorsi non s’è vista. Ha cominciato invece a rimettere la testa fuori dal guscio una volta superate le prime e molto critiche fasi della pandemia di Covid-19.

Questo perché – spiegato sempre in due parole, gli economisti che ci leggono saranno, speriamo, comprensivi – la pandemia ha rallentato consumi e investimenti, che sono poi rimbalzati quasi verticalmente dopo, appunto, le prime e più dure fasi pandemiche e dopo l’avvio delle vaccinazioni. Ma se la domanda decolla e l’offerta rimane uguale, generalmente i prezzi salgono. Ed è appunto quello che hanno fatto negli ultimi mesi.

Guerra in Ucraina, approvvigionamenti ed effetto sui prezzi dei beni

A questo si è aggiunta, dal 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina, che – oltre a tutto il resto – sta pesando sugli approvvigionamenti e portando alle stelle i prezzi di molte materie prime, energetiche ma anche, per esempio, alimentari (avete presente i cereali?).

Ed ecco che torniamo al distributore di benzina e gasolio e ai meme sui social: petrolio e gas salgono e, a cascata, lo stesso fanno i loro derivati. Sui social ci si scherza anche, ma naturalmente resta l’amarezza di fondo perché a nessuno sfugge come mai stiano salendo: di base, è (anche) perché c’è una guerra dietro casa nostra.

Eppure, anche in questo caso gli ottimisti non mancano. “Questi prezzi”, ha detto nei giorni scorsi qualcuno, “finalmente ci convinceranno ad allontanarci dai combustibili fossili che sono causa del riscaldamento globale e dell’emergenza climatica e ci avvicineranno più rapidamente alle rinnovabili”.

Più vicini alle fonti rinnovabili di energia: e anche alle auto elettriche?

Vedremo se avranno ragione gli ottimisti. Intanto, chi, di fronte al boom dei distributori, stesse seriamente valutando se non sia il caso di passare all’elettrico, sappia che non deve lasciarsi scoraggiare troppo dai costi dei veicoli (che pure, va detto, risentiranno dei rincari delle materie prime che servono per costruirli): la gamma sul mercato è sempre più ampia e ce n’è per (quasi) tutte le tasche. E in ogni caso, questa è una di quelle situazioni della vita in cui un prestito finalizzato può darci una mano.

Che cos’è il prestito finalizzato? Brevissimo ripasso in chiusura

Il prestito finalizzato, o “credito collegato”, è un finanziamento legato all’acquisto di un certo bene o servizio. Come tutti i prestiti, va restituito a rate. Si può ottenere presso il rivenditore – per esempio, la concessionaria automobilistica – in virtù della convenzione che il rivenditore stesso ha precedentemente stipulato con il creditore.

A quel punto, come abbiamo detto in altre occasioni, il creditore salda subito il rivenditore per l’intero valore del bene o del servizio acquistato, poi l’acquirente si occuperà di rimborsare il creditore ratealmente. Il contratto, lo ricordiamo, deve includere la descrizione dettagliata dei beni o servizi comprati e l’indicazione dei prezzi. E in ogni caso, per ottenere il prestito occorrono precisi requisiti in termini di reddito, età e, in generale, affidabilità creditizia. Com’è, del resto, per tutti i prestiti.

Se siete interessati, provare a chiedere in concessionaria: domandare, almeno quello, non costa nulla. E non subisce i rincari dell’inflazione.

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