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Nuova direttiva sul credito

2 gen 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

soldi stesi

Ricordate quando vi abbiamo parlato della nuova direttiva europea in materia di credito ai consumatori? Ebbene, c’è stata una novità. A ridosso del Natale, come si apprende dal comunicato stampa, “il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame definitivo, cinque decreti legislativi e un regolamento da adottarsi con decreto del Presidente della Repubblica”. 

Si tratta di provvedimenti che segnano la conclusione di una fase molto importante del percorso di adeguamento dell’ordinamento italiano al diritto europeo. Fra questi provvedimenti, spicca il recepimento della direttiva europea 2023/2225 sui contratti di credito ai consumatori, che andrà a rimpiazzare la precedente direttiva, risalente all’ormai lontano 2008.

La direttiva 2008/48/ce resterà applicabile ai contratti già in essere fino alla loro naturale scadenza. Le regole aggiornate si applicheranno dal 20 novembre 2026, data a cominciare dalla quale i nuovi contratti dovranno conformarsi al quadro riveduto.

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A quasi vent’anni dalla precedente normativa, si cambia

Un intervento largamente atteso, poiché è nella normale prassi comunitaria, e che aggiorna il quadro normativo italiano (di riflesso, appunto, a quello europeo) alla luce dei profondi mutamenti intervenuti negli ultimi diciassette anni nel mercato del credito al consumo, nelle tecnologie di collocamento dei relativi prodotti e nei comportamenti dei consumatori stessi.

La nuova disciplina nasce proprio dall’esigenza di rafforzare la tutela dei consumatori in un quadro sempre più caratterizzato da tre fattori:

  • diffusione di forme di finanziamento rapide e digitali;

  • emersione di nuovi operatori;

  • espansione dell’offerta di prodotti di credito di piccolo importo.

Fari puntati sul “Buy now pay later” (e non soltanto)

La direttiva amplia il perimetro del credito al consumo eliminando la soglia minima di 200 euro e innalzando quella massima da 75.000 a 100.000 euro: l’obiettivo è intercettare una gamma più ampia di prodotti e proposte, oggi molto diffuse ma solo in parte regolate.

Il riferimento è a strumenti come il “Buy now pay later” e ad alcune forme di finanziamento di breve periodo e di sconfinamento, che negli anni si sono fatte largo soprattutto attraverso i canali digitali.

Cos’altro cambia con il recepimento della direttiva?

La direttiva interviene anche sulle modalità di informazione e pubblicità: si rafforza l’obbligo di fornire messaggi chiari e non fuorvianti, con particolare attenzione ai canali online e mobile. Il consumatore, insomma, va messo nelle condizioni di cogliere subito il costo complessivo del credito, i rischi connessi e le conseguenze di un eventuale ritardo nei pagamenti.

Le informazioni precontrattuali vengono perciò standardizzate e rese più accessibili, proprio per ridurre le asimmetrie informative e agevolare scelte più consapevoli.

Altro punto cardine riguarda il merito creditizio e la sua valutazione: la normativa mira a rendere più rigorose ed efficaci le procedure per la verifica della capacità di rimborso del consumatore. Lo scopo, com’è facile immaginare, è prevenire le situazioni di sovraindebitamento: non limitare l’accesso al credito, quindi, ma agevolarne un’erogazione più sostenibile, nel rispetto delle effettive condizioni economiche dei richiedenti.

Dal punto di vista degli intermediari: sostenibilità operativa

Particolare attenzione, poi, anche al funzionamento dei sistemi di informazione creditizia e alla corretta gestione delle segnalazioni negative, anche in questo caso in un’ottica di maggior tutela del consumatore.

Il recepimento della direttiva incide pure sul diritto di recesso e sulle modalità di estinzione anticipata, rafforzando le tutele già previste e facendo chiarezza su alcuni aspetti applicativi che nel tempo avevano dato luogo a interpretazioni non sempre uniformi.

Va però detto che il nuovo quadro normativo non trascura gli intermediari finanziari e il loro punto di vista, cercando anzi di mantenere un equilibrio fra la protezione dei consumatori e la sostenibilità operativa degli intermediari stessi, che saranno chiamati ad adattare processi, documentazione e sistemi informativi.

Un lavoro che richiederà tempo, ma che con l’evoluzione degli strumenti e delle abitudini di acquisto e consumo è oramai non più rinviabile.

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