Prestiti in culla
6 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

Si sa: crescere un figlio ha un costo. Negli ultimi anni, ancora di più: c’è stato l’aumento dell’inflazione; e con il rialzo dell’inflazione, è ovviamente aumentato il costo della vita.
Una recente rilevazione Moneyfarm ci dice che già prima della nascita la spesa può oscillare fra i 5.690 e i 19.379 euro, a seconda delle disponibilità economiche e delle conseguenti scelte di acquisto della famiglia.
Sia come sia, tra le principali voci di spesa di ognuno figurano:
ecografie, test prenatali, controlli medici vari;
accessori (tiralatte, trio, seggiolino auto con dispositivo antiabbandono, culla, fasciatoio, e via dicendo);
vestitini e pannolini per farsi trovare un minimo pronti.
E la spesa non finisce certamente con il parto. Moneyfarm calcola una cifra compresa tra i 55mila e i 100mila euro circa dalla nascita fino ai 18 anni d’età.
Com’è possibile? Si fa presto, in realtà. Libri, giochi, scuola e servizi correlati, sport e altre attività extrascolastiche, campi estivi, cure mediche e odontoiatriche: nell’arco di quasi vent’anni, è tutt’altro che impossibile arrivare a quelle cifre.
Fare figli costa: gli strumenti per affrontare le spese
Prima e dopo la nascita, ci sono strumenti che possono aiutare a far fronte alle spese. L’esborso per un apparecchio ai denti – per allargare il palato, per esempio – si può affrontare con una dilazione di pagamento. Ma non solo.
In alcuni casi, se la situazione lo richiede e se la condizione reddituale lo consente, un supporto può arrivare dai prodotti del credito al consumo. Come (giusto per fare due esempi) i prestiti personali e i finanziamenti contro cessione del quinto.
Prestito personale: cos’è e come funziona, esattamente?
Il prestito personale è quello che le società bancarie o finanziarie concedono per consentire a chi ne fa richiesta di soddisfare generiche esigenze di liquidità.
Il creditore consegna l’importo al consumatore in un’unica soluzione, e il consumatore provvede a rimborsarlo a rate.
Per tutelarsi dal rischio di una mancata restituzione, la società che eroga il finanziamento può richiedere garanzie personali, come la fideiussione e/o la sottoscrizione di una polizza assicurativa.
Prestito contro cessione del quinto e delegazione di pagamento
In Italia, i lavoratori dipendenti del settore pubblico o privato e i pensionati possono rimborsare quanto ottenuto in prestito cedendo al finanziatore fino a un quinto dello stipendio o della pensione: in presenza di una cessione del quinto, il datore di lavoro o l’ente previdenziale trattengono la rata dallo stipendio o dalla pensione e la inoltrano al creditore.
I lavoratori possono arrivare a due quinti, i pensionati no
Se i pensionati possono cedere solo un quinto della loro pensione, i lavoratori possono arrivare a due quinti, sommando alla cessione dello stipendio la cosiddetta “delegazione di pagamento”. Ossia, un ulteriore quinto dello stipendio.
Come abbiamo evidenziato anche in altre occasioni, il datore di lavoro è tenuto ad aderire alla cessione del quinto, ma può anche decidere di non aderire alla delegazione di pagamento.
Con la cessione del quinto, la polizza assicurativa è obbligatoria
Nel caso della cessione del quinto, la legge prevede l’obbligo di proteggersi con una polizza assicurativa, utile a tutelare il debitore in caso di decesso o di perdita del posto di lavoro.
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