Proiezioni Bankitalia
16 gen 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

Sul finire del 2025, Bankitalia ha pubblicato una nota che presenta le proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel quadriennio 2025-2028, elaborate dagli esperti dell’autorità di Via Nazionale nell’ambito “dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema”.
Cosa ci dicono queste proiezioni a proposito del nostro Paese? Lo vediamo subito.
Italia: le stime sulla crescita economica da qui al 2028
Le stime contenute nel documento indicano innanzitutto una crescita del Prodotto interno lordo:
del +0,6% nel 2025 e nel 2026;
del +0,8% nel 2027;
del +0,9% nel 2028.
Un rialzo sostenuto dall’espansione dei consumi, a sua volta favorita dall’incremento del reddito disponibile reale, e degli investimenti, i quali traggono beneficio dalle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (anche noto come Pnrr).
Pil dell’Italia: le previsioni di crescita più nel dettaglio
La crescita del Prodotto interno lordo, pari allo 0,1% nel terzo trimestre del 2025, potrebbe essersi leggermente rafforzata già a partire dagli ultimi tre mesi dell’anno che si è appena concluso, grazie al sostegno offerto dalla domanda interna. Il Pil dovrebbe quindi crescere – come detto – dello 0,6% nel 2025 e nel 2026, dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028.
È interessante notare come, rispetto alle proiezioni di ottobre, le stime siano state marginalmente riviste al rialzo con riferimento al 2027, “soprattutto per effetto di una crescita dei consumi lievemente maggiore, anche per l’inflazione contenuta”.
I consumi delle famiglie sono infatti visti in graduale accelerata, anche grazie all’incremento del potere d’acquisto.
Tutto ciò in linea con un’occupazione che nel quadriennio dovrebbe continuare a espandersi, sebbene meno rispetto ai ritmi sostenuti degli ultimi anni. Il tasso di disoccupazione, a poco più del 6% nel 2025, dovrebbe calare leggermente nel prossimo triennio.
Inflazione e prezzi al consumo: quale direzione?
Sempre secondo le stime, il rialzo dei prezzi al consumo dovrebbe attestarsi all’1,7% nel 2025, all’1,4% nel 2026, all’1,6% nel 2027 e all’1,9% nel 2028. La ragione è semplice: più avanti dovrebbero farsi sentire gli effetti dell’entrata in vigore del nuovo sistema di scambio di quote di emissione di inquinanti e gas a effetto serra nell’Unione europea.
Stiamo parlando, per essere più precisi, dello EU Emission trading system 2, o Ets2, che dovrebbe determinare una temporanea risalita della dinamica dei prezzi dell’energia.
L’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari, vista all’1,9% nella media del 2025, dovrebbe portarsi invece all’1,6% nel prossimo triennio, in ragione della moderazione delle pressioni salariali e della modesta ripresa della produttività. Si tratta, in questo secondo caso, della cosiddetta inflazione “core”, che non tiene conto delle componenti più volatili (i cui valori, cioè, oscillano di più): i beni energetici e alimentari, appunto.
Prestiti e finanziamenti: quali sono le previsioni?
I costi di finanziamento per le aziende e le famiglie dovrebbero stabilizzarsi nel 2026 e aumentare leggermente verso la fine di quello che gli esperti chiamano “orizzonte di previsione”.
In questo contesto, aggiungiamo noi, la maggiore stabilità delle condizioni di accesso al credito può rafforzare il ruolo dei prestiti alle famiglie come strumento di supporto per affrontare gli acquisti di beni (più o meno durevoli) e servizi (di vario tipo, dalla vacanza alle cure dentistiche), nella vita di tutti i giorni.
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