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Credito: cosa sappiamo?

27 feb 2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

solo il 19 del credito alle famiglie

Gli italiani si sentono “bravi con i soldi”. Ma quando si entra nel merito – prestiti, carte di pagamento, rateizzazioni digitali – comincia a venir fuori tutta una serie di lacune.

Questo il messaggio che si ricava dall’indagine nazionale presentata a Roma durante il recentissimo convegno “Pronti a contare? Da 1 a 10, quanto conti bene i tuoi soldi?”, promosso nell’ambito dell’omonimo progetto dalle principali associazioni dei consumatori e finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Sono stati più di 2.000 i cittadini che hanno risposto al questionario online pubblicato qualche mese fa. Il risultato? Lo abbiamo accennato all’inizio: la percezione della competenza è più alta delle effettive conoscenze.

Il che si ripercuote in modo molto concreto sull’utilizzo quotidiano del credito da parte di milioni di italiani.

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Genesi dei rischi: carte, digitale e Buy now pay later

Oggi il credito al consumo è più accessibile, più veloce, più integrato nelle abitudini quotidiane. Proprio per questo, richiede una maggior conoscenza, competenza e consapevolezza.

Diverse, infatti, sono le aree critiche correlate.

  • Innanzitutto, c’è una diffusa confusione fra carta di credito e carta di debito. Non è un dettaglio tecnico: significa non avere ancora piena coscienza di quando si sta spendendo denaro proprio e quando invece si sta accendendo un debito.

  • C’è un forte timore per le truffe online. Più del 70% degli intervistati teme frodi e raggiri digitali. La paura è alta, ma spesso non è accompagnata da adeguati strumenti di prevenzione.

  • Il Buy now pay later (Bnpl) è oggettivamente in crescita. Ne fa uso il 22% del campione, con percentuali ancora più consistenti fra i giovani. Rateizzare senza interessi può sembrare innocuo, ma l’accumulo di più micro-rate può rapidamente tramutarsi in un impegno non facilissimo da sostenere.

  • In ultimo, le microtransazioni nei videogiochi: presenti nel 13% delle famiglie, rappresentano una forma di spesa poco percepita ma potenzialmente rischiosa, soprattutto se non monitorata.

Il nodo centrale, naturalmente, resta quello del sovraindebitamento: all’incirca un milione di persone nel nostro Paese sperimenta una condizione cronica, con altri due milioni che sono potenzialmente a rischio. Sembra profilarsi, insomma, una certa vulnerabilità strutturale.

I giovani sono i più esposti, con differenze tra Nord e Sud

Solamente il 50% dei 18-24enni tiene traccia delle sue spese: ciò significa che una parte significativa entra nel mondo del credito senza strumenti basilari di controllo.

Gli uomini, in particolare, dichiarano una competenza più elevata; per contro, sono le donne a mostrare comportamenti più prudenti. Il dato, in effetti, è interessante: la sicurezza percepita non sempre coincide con una gestione più efficace.

La capacità di far fronte a spese impreviste è sensibilmente più alta al Nord rispetto al Sud e alle Isole.

In generale, in contesti economicamente più fragili il credito può diventare una leva di sostegno, ma anche un fattore di destabilizzazione. È chiaro che usarlo senza comprenderne pienamente costi, condizioni e implicazioni può avere conseguenze anche molto serie.

Gli italiani chiedono più educazione e più trasparenza

Dalle risposte, quindi, emerge anche la richiesta di strumenti educativi.

In particolare:

  • corsi di educazione finanziaria nelle scuole (64,9%);

  • formazione per gli adulti (47,7%);

  • maggior trasparenza da parte di banche e finanziarie;

  • accesso a consulenza personalizzata tramite enti del Terzo Settore.

Del resto, il credito è oramai parte della nostra vita quotidiana: acquisti online, abbonamenti digitali, rateizzazioni immediate, pagamenti contactless. E se il credito è sempre più integrato nelle nostre esperienze di consumo, allora la cultura finanziaria deve integrarsi in pari misura nel percorso educativo di ognuno.

E, almeno su questo, pare esserci una certa consapevolezza.

Il vero nodo, però, è la percezione contro la realtà

Più che la crescita del Bnpl o la paura delle truffe, infatti, la preoccupazione principale riguarda il divario fra ciò che gli italiani credono di sapere e ciò che effettivamente sanno.

Un gap che può essere insidioso, perché abbassa le difese: se penso di sapere come funziona una carta di credito, tenderò a non approfondire; e se considero “innocue” le rate digitali, potrei sottovalutarne l’impatto cumulativo.

La resilienza finanziaria nasce proprio dal saper usare il credito in modo consapevole, valutando sostenibilità, costi totali e impatto nel tempo.

Un tema culturale, prima ancora che economico

Il progetto Pronti a Contare si inserisce in un contesto nel quale il credito è diventato fluido, immediato, quasi invisibile. Un clic, e la rateizzazione è fatta.

La semplicità, però, non elimina la responsabilità. Se un milione di persone è già in condizioni di sovraindebitamento cronico, e altri due milioni sono a rischio, la questione non può essere affrontata solo come un tema individuale. È chiaramente un tema sistemico, che riguarda educazione, trasparenza, accompagnamento.

Ecco perché le associazioni dei consumatori propongono sportelli dedicati, campagne sulla sicurezza digitale, informative più chiare e un tavolo permanente con le istituzioni. Per far sì che ognuno sappia esattamente cosa sta facendo e quali sono le relative implicazioni.

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