Inflazione: le attese dei consumatori
1 mag 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

Ci avete fatto caso? Negli ultimi tempi, parliamo di nuovo moltissimo di inflazione, tassi e costo della vita. I prezzi sono tornati a salire, infatti: nella sua stima preliminare su aprile, Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, riferisce che l’inflazione annuale nell’area euro dovrebbe attestarsi al 3% nel quarto mese dell’anno, “in aumento rispetto al 2,6% registrato a marzo”.
Al di là delle statistiche, la preoccupazione è indubbiamente tornata a serpeggiare. E la domanda è: nei fatti, come stiamo vivendo tutto questo?
A rispondere è una recente indagine della Banca Centrale Europea, che fotografa le aspettative dei consumatori europei a marzo su prezzi, reddito, lavoro e accesso al credito.
Inflazione: tornano i timori
Negli ultimi mesi, i consumatori hanno rivisto al rialzo le loro aspettative sull’inflazione, ossia sul rialzo generalizzato dei prezzi dei beni e dei servizi.
+3,5%, l’inflazione percepita nell’ultimo anno (+3% a febbraio);
+4%, l’inflazione attesa nei prossimi 12 mesi (+2,5% a febbraio);
+3%, l’inflazione attesa a tre anni (+2,5% a febbraio).
In Europa ci aspettiamo che i prezzi continuino a salire, più di quanto pensavano solo un mese fa.
E c’è un altro numero che può essere molto interessante conoscere: chi ha redditi più bassi, percepisce un’inflazione più consistente, mentre i più giovani (18-34 anni) appaiono un po’ più ottimisti rispetto agli over 35.
Redditi fermi, spese in aumento
Qui, forse, emerge l’aspetto più critico.
Le attese di crescita dei redditi attesi rimangono invariate: +1,2% a marzo, esattamente come a febbraio.
Il tasso di variazione delle spese, al contrario, è stato rivisto al rialzo: +5,1% nell’ultimo anno (+4,6% a febbraio) e +4,1% nei prossimi 12 mesi (+3,5%), ai massimi dal 2023, ossia dal periodo successivo alla fiammata inflazionistica del 2021-2022.
Insomma, ci aspettiamo di spendere di più, ma a parità di guadagno. Ed è essenzialmente questo il terreno più fertile per il potenziale ricorso al credito al consumo.
Economia e lavoro: fiducia in calo
Il punto è che anche le aspettative di crescita economica per i prossimi 12 mesi si sono fatte più caute: -2,1% a marzo, dal -0,9% di febbraio. Quelle sul tasso di disoccupazione nei prossimi 12 mesi? All’11,3% a marzo, dal 10,8% di febbraio.
E sia sa: quando aumenta l’incertezza, le spese importanti si rimandano. O si finanziano, ma con più prudenza.
Quali implicazioni per il credito al consumo?
Incremento generalizzato dei prezzi dei beni e dei servizi; redditi fermi; maggiore incertezza economica; credito più difficile da ottenere.
In questo contesto, il credito al consumo può diventare più richiesto, ma anche più delicato da gestire. E quando il gioco si fa duro, ogni scelta che abbia per oggetto il credito deve essere veramente più consapevole.
Ciò, naturalmente, implica la raccomandazione di:
valutare bene e con grande attenzione il costo totale di un finanziamento;
evitare di compensare con il ricorso al debito le spese ricorrenti;
fare un’adeguata pianificazione, anche per i piccoli importi.
La fotografia della Banca Centrale Europea è abbastanza inequivocabile e ci segnala una maggiore inflazione percepita, maggiori aspettative in quanto alle spese che saremo chiamati ad affrontare nei prossimi mesi, un quadro di maggiore incertezza.
Smettere di spendere, però, non è possibile: quello che possiamo fare è spendere meglio, ricorrendo al credito, se e quando necessario, con consapevolezza e con criterio.
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