Silver economy e credito
17 apr 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

Tecnologia, pagamenti digitali, e-commerce, dilazioni, Bnpl: oggi il credito sembra legato a doppio filo soprattutto ai più giovani. In un’Italia che invecchia rapidamente, però, in realtà è la fascia degli over 65 a emergere come una delle protagoniste. Anche nel rapporto con il credito.
Il fenomeno si inserisce nel più ampio contesto della cosiddetta “Silver economy” – l’economia dai capelli d’argento, se vogliamo – che vede in chi ha più di 65 anni non solo una quota crescente della popolazione (oggi l’Italia conta 14,8 milioni di over 65, pari al 25,1% del totale), ma anche un motore sempre più determinante dei consumi.
Con patrimoni mediamente più alti e una maggior stabilità economica, i “senior” rappresentano infatti un bacino assai interessante. Anche per il credito al consumo.
Patrimonio alto, ma redditi più modesti: il ruolo del credito
Uno degli elementi chiave per cogliere il senso di questa evoluzione è il disallineamento tra patrimonio e reddito.
Da un lato, molti ultrasessantenni dispongono di immobili di proprietà e di risparmi accumulati nel tempo;
dall’altro, spesso devono fare i conti con redditi più modesti, dovuti a un assegno pensionistico non sempre in linea con le loro reali esigenze.
In questo quadro, il credito al consumo può consentire di affrontare spese importanti senza intaccare il patrimonio, oppure spalmando la spesa nel tempo.
Questo può valere, per esempio, per le spese sanitarie e assistenziali, che – si sa – più l’età avanza e più occupano un ruolo di rilievo, soprattutto se emerge il bisogno di servizi specifici non coperti – o non totalmente coperti – dal sistema pubblico.
Ma può valere anche per gli interventi sull’abitazione (ristrutturazioni, adeguamenti per la mobilità, efficientamento energetico) e, sempre più spesso, anche per le spese legate al tempo libero, come viaggi e attività personali.
I settantenni? Oggi, in Italia, sono i nuovi cinquantenni
Con l’età, infatti, si estende anche il tempo del “vivere bene”: uscire, viaggiare, stare in compagnia, fare sport. Qualche anno fa, i geriatri italiani hanno fatto sapere che un sessantacinquenne dei giorni nostri è, fisicamente e cognitivamente, come un 40-45enne di tre decenni prima, e che un settantacinquenne può tranquillamente tener testa a un cinquantacinquenne del 1980.
Gli strumenti più diffusi: dalla cessione del quinto ai prestiti personali
L’offerta di credito si è progressivamente adattata alle esigenze di questa fascia d’età. La cessione del quinto della pensione rappresenta oggi uno degli strumenti più diffusi: la rata è trattenuta direttamente dall’assegno pensionistico, riducendo il rischio per l’intermediario e garantendo maggior semplicità per il cliente.
Accanto a questa soluzione, rimangono ancora importanti i prestiti personali, per quanto soggetti a valutazioni più stringenti in termini di età e di durata.
Una clientela più solida (ma i rischi non sono del tutto assenti)
Dal punto di vista degli operatori finanziari, gli over 60 presentano caratteristiche spesso considerate virtuose: redditi stabili, livelli di indebitamento mediamente più bassi e una maggior prudenza nella gestione delle finanze personali.
Non mancano, tuttavia, elementi di attenzione. Se utilizzato in modo improprio, infatti, il credito al consumo può diventare uno strumento per compensare un calo del reddito, con possibili effetti negativi sulla sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.
Per i pensionati, in particolare, la capacità di recupero è fisiologicamente più contenuta rispetto a chi è ancora in attività lavorativa: perciò, diventa fondamentale valutare con attenzione il peso della rata, la durata del finanziamento e, in generale, la vera necessità della spesa.
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