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Calamità e sospensione delle rate

14 nov 2019 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Lo stop dell’Ilva come una calamità naturale. Le banche hanno raccolto la richiesta della Fabi, il sindacato più rappresentativo dei dipendenti del comparto bancario italiano, di valutare iniziative per sospendere le rate di mutui e prestiti dei dipendenti della grande acciaieria di Taranto e delle aziende ad essa collegate, sul modello di iniziative analoghe intraprese in occasione di calamità naturali. Contribuire quindi non solo con linee di credito e altri prodotti finanziari per il settore industriale, ma anche a favore delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo e dell’indotto. La vicenda è nota. Il Parlamento italiano ha sostanzialmente rimosso il cosiddetto “scudo penale”, una copertura legale pensata per i proprietari e i dirigenti dell’Ilva rispetto al rischio di vedersi coinvolti in cause per questioni ambientali e di sicurezza legate alle gestioni precedenti. E ArcelorMittal, multinazionale franco-indiana dell’acciaio vincolata all’Ilva da un contratto di affitto che dovrebbe tramutarsi in acquisizione, ha avviato l’iter per sciogliere il contratto in essere, anche alla luce del rallentamento economico globale e della frenata dell’industria europea, che pesano sulla produzione siderurgica.

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L’“indietro tutta” di ArcelorMittal mette a rischio oltre 10 mila posti di lavoro, insieme alle migliaia dell’indotto. Consapevoli di ciò, il presidente e il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, hanno espresso la “massima attenzione dell’associazione alle esigenze dei lavoratori dell’Ilva di Taranto in un momento molto problematico sulle loro prospettive”, accogliendo favorevolmente “quanto auspicato dal segretario generale della Fabi Lando Sileoni, per contribuire a individuare gli strumenti più adeguati per venire incontro alle eventuali esigenze che dovessero emergere relativamente ai finanziamenti contratti da lavoratori dell’Ilva”. Alla dichiarazione è seguito l’impegno a sensibilizzare le banche “affinché vi sia la massima attenzione sugli strumenti già disponibili e per individuare nuove misure per ridurre le difficoltà dei lavoratori”. Mentre scriviamo, UniCredit e Intesa Sanpaolo si sono già messe in moto, sospendendo per 12 mesi le rate di finanziamenti e prestiti personali non solo dei dipendenti, ma anche dei fornitori.

Fin qui, la cronaca. Ma a quali condizioni, oggi, si possono sospendere le rate dei prestiti? La possibilità era prevista dalla legge di Stabilità 2015, cui ha fatto seguito, nel gennaio di quell’anno, la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra l’Abi e 15 associazioni dei consumatori; questo protocollo ha dato il via all’iniziativa “CREDIamoCI”. Una delle finalità dichiarate era “promuovere misure standard sul tutto il territorio nazionale di sospensione dell’ammortamento in favore delle popolazioni colpite da eventi di natura calamitosa”, come terremoti e alluvioni. L’intesa del 2015 stabiliva che potesse essere sospeso il rimborso della parte di quota capitale dei finanziamenti, per un periodo di 12 mesi. Per quanto riguarda i prestiti, tale possibilità è stata prorogata, nell’ambito dell’accordo Abi-associazioni consumatori, fino al luglio 2018. Ma, come si è visto, il sistema bancario è disposto a riattivarla in caso di eventi di particolare gravità. E infatti, molto verosimilmente, analoghe misure di sospensione scatteranno anche per veneziani e materani, recentemente colpiti dall’innalzamento straordinario delle acque e dalle conseguenze di fenomeni meteorologici estremi. In epoca di cambiamenti climatici, potrebbero rivelarsi casi non isolati.

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