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Prorogato fino a luglio l'accordo Abi - consumatori

Pubblicato il 15-01-2018 | Aggiornato il 11-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
maria paulucci
Maria Paulucci
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Vi ricordate l’accordo firmato dall’Associazione bancaria italiana (Abi) e da 10 associazioni dei consumatori in merito alla possibilità di sospendere la quota capitale dei crediti al consumo e dei mutui prima casa? Le citate associazioni – oltre all’Abi, i firmatari furono Acu, Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori e Centro Tutela Consumatori Utenti – lo siglarono il 31 marzo 2015 per aiutare gli italiani in difficoltà nel rimborso delle rate dei prestiti. Ebbene, recentemente l’Abi ha fatto sapere che la validità dell’accordo è stata prorogata fino al 31 luglio 2018. Entro la fine di luglio, quindi, i debitori in affanno nella restituzione delle rate dei prestiti ottenuti potranno chiedere alla propria banca o alla finanziaria di riferimento (sempre che la società abbia aderito all’accordo) di sospendere per 12 mesi il versamento della sola quota capitale dei prestiti al consumo di durata superiore a 24 mesi. È esclusa la quota interessi, che invece andrà pagata alle scadenze concordate.

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Ed ecco le condizioni alle quali si può richiedere la sospensione del rimborso della quota capitale dei finanziamenti. Innanzitutto, nei due anni precedenti alla presentazione della domanda deve essersi verificata la perdita del lavoro, sia esso a tempo determinato o indeterminato oppure un rapporto di agenzia o di rappresentanza commerciale o una collaborazione di tipo coordinato e continuativo. Sempre nel corso del biennio precedente deve essere sopraggiunto un handicap grave o una condizione di non autosufficienza, oppure un decesso. Vale anche, come condizione, “la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni, anche in attesa dell’emanazione di provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito”. Sono esclusi da questa possibilità, invece, i titolati di finanziamenti che abbiano accumulato ritardi di pagamento superiori a 90 giorni o per i quali sia scattata la cosiddetta “decadenza del beneficio del termine” o la risoluzione del contratto.

Fuori anche i consumatori che hanno già usufruito di misure di sospensione per un periodo di 12 mesi, che usufruiscono di agevolazioni pubbliche o che hanno ottenuto finanziamenti per i quali sia stata stipulata un’assicurazione a copertura del rischio, purché l’assicurazione copra almeno gli importi delle rate oggetto di sospensione e sia efficace nel periodo della sospensione. Escluse le cessioni del quinto. Con l’occasione, l’Abi ha fornito un aggiornamento sul numero delle famiglie che da marzo 2015 hanno chiesto l’accesso alla sospensione: la moratoria per 12 mesi sulla quota capitale dei finanziamenti ha coinvolto, fino all’ottobre 2017, considerando il credito al consumo e i mutui prima casa, un totale di 16.642 famiglie, che hanno avuto la possibilità di sospendere la quota capitale delle rate per una cifra complessiva di 475 milioni di euro. Ciò ha reso disponibile, per queste famiglie, nell’arco dei 12 mesi in questione, un ammontare di 118 milioni di euro. Quanto alla ripartizione territoriale delle domande, sul fronte dei prestiti “vincono” il sud e le isole con il 41,3%, seguiti dal nord con il 35,7%. Chiude il podio il centro Italia, con un 23%.

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