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Prestiti per riscaldamenti green

19 set 2016 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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I nostri consumi devono diventare green. Ce lo chiede anche l’Europa, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica. Un prestito ci può aiutare. Ciò vale anche per gli impianti di riscaldamento che ci stiamo predisponendo ad accendere in vista dell’autunno e quindi, si suppone, di una stagione più fredda. Ma il risparmio energetico non è soltanto un obbligo di legge: al di là delle spese di installazione e di avvio di impianti più moderni, alla lunga si traduce anche in un risparmio in bolletta. O nelle spese condominiali. Senza considerare le detrazioni fiscali fino al 65% del totale della spesa effettuata, che certamente sono d’aiuto in caso di lavori di adeguamento particolarmente importanti in termini economici. Un tema più che mai di attualità, considerando che entro il 31 dicembre di quest’anno tutti i condomini d’Italia con riscaldamento centralizzato devono dotare installare le valvole termostatiche, per una distribuzione più efficiente e meno “a fondo perduto” del calore negli ambienti degli appartamenti.

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Non solo: oltre alle valvole termostatiche, sono tenuti a installare anche i contabilizzatori di calore, dispositivi utili a quantificare il consumo reale casa per casa. L’obbligo, come accennato, vale per tutti coloro che vivono in condomini dotati di riscaldamento centralizzato. Quanto gli costerà? Non poco, in effetti. Secondo le stime, occorrono mediamente 150 euro a calorifero, a seconda della marca di valvole che si decide di installare e considerando anche l’adeguamento dell’impianto centrale e del regolamento condominiale: ecco allora che per un appartamento di 60 metri quadri con cinque termosifoni la spesa finale può facilmente arrivare vicino ai 900/1.000 euro. D’altra parte, per gli inadempienti sono previste sanzioni pecuniarie tra i 500 e i 2.500 euro, a seconda di quanto dispone la Regione di riferimento. A questo punto, anima green o no, è chiaro che adeguarsi è più conveniente. E un prestito personale può, anche in questo caso, rivelarsi un valido supporto. 

Ed è giunto il momento di ricordare che, in caso di necessità, possono ricorrere al prestito personale tutti i maggiorenni che non abbiano superato i 70 anni d’età, tenendo conto che alcune banche e finanziarie, a determinate condizioni, possono innalzare, seppure di poco, questo tetto anagrafico. È poi imprescindibile avere un’adeguata capacità di rimborso, essere cioè nelle condizioni di poter restituire il capitale prestato a rate e con gli interessi. Sapere se abbiamo o no questa capacità non è complicato: prendete un foglio, tracciate una riga verticale nel mezzo e appuntate sulla destra le entrate mensili - stipendi e altre eventuali fonti di reddito - e a sinistra le uscite - affitto o mutuo, altri finanziamenti, spese ordinarie per la manutenzione della casa e/o spese di condominio, bollette - e calcolate se e di quanto le entrate superano le uscite. Se lo scarto è adeguato, allora si può considerare l’impegno legato al nuovo prestito. La capacità di rimborso va dimostrata al creditore, prima che questi conceda il prestito, tramite busta paga se si è lavoratori dipendenti, dichiarazione dei redditi se si è autonomi e apposito cedolino se si è pensionati.

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