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Prestiti per disoccupati

2 mar 2015 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Non solo speranza di un prestito, ma anche “prestito della speranza”. Questa l’iniziativa della Conferenza episcopale italiana (Cei) e dell’Associazione bancaria italiana (Abi), varata con la sigla di un accordo nel dicembre 2010 allo scopo di erogare finanziamenti a tasso agevolato alle famiglie in difficoltà. Gli enti eroganti sono le banche che hanno aderito al progetto. A far da garanzia, l’apposito fondo costituito con le risorse dell’8x1000 e delle donazioni spontanee di chi può e vuole contribuire. Finora il prestito ha fatto arrivare finanziamenti per oltre 25 milioni di euro a 4.500 famiglie, ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco. Ma la vera notizia è che di questo progetto lunedì 2 marzo è partita la nuova fase, che coprirà quest’anno e il prossimo e che vedrà come collettore delle donazioni Intesa Sanpaolo tramite Banca Prossima. L’obiettivo è garantire altre tranche di credito a tassi agevolati a famiglie e a persone in momentanea difficoltà, quadruplicando il fondo di garanzia dai 25 milioni della prima edizione a 100 milioni di euro.

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Il “prestito della speranza” agirà attraverso due canali: uno destinato alle iniziative imprenditoriali e l’altro alle famiglie in condizione di disagio, per un massimo, in questo secondo caso, di 7.500 euro erogati in sei rate bimensili di 1.250 euro, ognuna intesa come forma di supporto al reddito. Il focus è l’occupazione. O meglio, la mancanza di occupazione. Il prestito è finalizzato infatti all’avvio di un’attività autonoma o al reinserimento lavorativo tramite un percorso di formazione o di riqualificazione professionale. Come funziona? Finora, lo schema è stato il seguente. La famiglia in difficoltà si rivolgeva alla Caritas o all’ufficio diocesano, che accertavano la presenza dei requisiti richiesti e valutavano se girare la domanda a una delle banche aderenti al progetto. Presso la Caritas o l’ufficio diocesano, gli incaricati assistevano chi ne aveva bisogno nella compilazione della richiesta. Quanto alla documentazione da presentare, indispensabile il certificato di matrimonio o il documento sullo stato di separazione con affidamento dei figli, lo stato di famigliae il bilancio familiare.

Per i finanziamenti alla famiglia, il Tasso annuo effettivo globale (Taeg) applicato non poteva superare il 4%. In caso di persistenti difficoltà, a valle di nuova valutazione dell’istituto di credito il prestito avrebbe potuto subire una proroga per un secondo anno e per la medesima cifra. Se invece fosse venuta meno la necessità, l’erogazione si sarebbe potuta sospendere. Il rimborso alla banca avveniva sulla base di un piano di ammortamento di cinque anni al massimo, con il primo versamento 12 mesi dopo la concessione del prestito. Per info sulla nuova fase del “prestito della speranza”, andate su www.prestitodellasperanza.it. Questa, comunque, non è l’unica strada per chi non ha un lavoro. Per i disoccupati, banche e finanziarie prevedono diverse possibilità di finanziamento. Avviene, per esempio, con i prestiti per finanziare gli studi o avviare un’attività. Chi non ha un impiego, può ricorrere anche a un prestito personale. Essendo considerato più a rischio d’insolvenza, potrebbe vedersi richiedere la presenza di un garante e tassi d’interesse un po’ più alti. Attenti che non superino i tassi usura fissati da Bankitalia.

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