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Come si calcolano i costi del credito

13 nov 2020 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Di recente la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è espressa su tre cause fornendo alcuni chiarimenti su come si calcolano i costi del credito al consumo. Quindi, fra gli altri, dei prestiti personali, di quelli finalizzati e delle cessioni del quinto dello stipendio e della pensione. Il che ci offre lo spunto per chiederci: come si calcolano questi costi nel nostro Paese?

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Premesso che ogni normativa nazionale si deve collocare nell’alveo delle direttive europee, mettiamo a fuoco quel che da noi è importante sapere, prendendo come di consueto spunto dalle guide della Banca d’Italia.

Il costo del credito al consumo

Ebbene sì: un qualunque prodotto del credito al consumo ha un costo, che noi consumatori paghiamo attraverso gli interessi, le commissioni e le varie altre spese. Non è strano, anzi: ogni bene e servizio che acquistiamo lo ha, un costo. Le commissioni includono - per dirne qualcuna - i costi per l’apertura della pratica e quelli per la gestione del finanziamento, mentre le altre spese si possono riferire alle imposte e alle assicurazioni.

TAN e TAEG: quali differenze?

E poi, naturalmente, c’è il tasso di interesse, tramite il quale il consumatore che ottiene il prestito “paga” il creditore che gli ha erogato il finanziamento: è una voce importante del costo del credito. Ma nelle proposte che visioniamo - come abbiamo detto tante volte - il tasso di interesse è menzionato come TAN e anche come TAEG. A quale dobbiamo dare retta? Anche qui, repetita iuvant.

Il TAN è il Tasso Annuo Nominale e indica il tasso d’interesse “puro”, “in percentuale sul credito concesso e su base annua”, come ci spiega Bankitalia. Può essere fisso o variabile (e questo deve essere sempre specificato nei documenti dell’offerta e nelle pubblicità), mentre è “puro” perché non include le spese né le commissioni. Cosa che invece fa il TAEG.

Ma cos’è il TAEG?

Il TAEG è il Tasso Annuo Effettivo Globale: anch’esso è espresso in percentuale sul credito concesso e su base annua. Andando a ricomprendere in sé tutti i costi, è l’indicatore da guardare ed esaminare con attenzione per capire se il costo del prestito è compatibile con il nostro bilancio familiare.

Bankitalia, nella sua guida, sottolinea come il TAEG sia “un indice armonizzato a livello europeo”. Non è cosa di poco conto: avere lo stesso indice come punto di riferimento consente di fare agevolmente e abbastanza velocemente una comparazione fra tutti i finanziamenti, compresi quelli che gli operatori operatori stranieri propongono sul mercato nostrano. Ovviamente, anche il TAEG va sempre indicato nelle pubblicità, nella documentazione informativa e nel contratto.

Alla larga dall’usura

Due parole, infine, sul TEGM, il Tasso Effettivo Globale Medio: esso incarna la media trimestrale dei Tassi Effettivi Globali (TEG) applicati da tutti i finanziatori alle singole categorie di prodotto, dai prestiti personali alle cessioni del quinto. Per tutti noi è essenziale perché ci consente di calcolare la famigerata “soglia di usura, al di sopra della quale un finanziamento è da considerarsi illegale.

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