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Prestiti e tassi d’interesse

6 mag 2022 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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La notizia dell’ultima settimana è stata la banca centrale statunitense, la Fed, che ha alzato i tassi di interesse di 50 punti base, in una più convinta strategia di contrasto all’inflazione. La Banca d’Inghilterra non è stata da meno: tassi su di 25 punti base, dallo 0,75% all’1%. E ora tutti gli occhi sono puntati sulla prossima riunione della Banca centrale europea.

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Il rialzo dei tassi di interesse rientra in un set di strategie il cui obiettivo è, come accennato, il raffreddamento dei rialzi dei prezzi di beni e servizi. Prezzi che, in effetti, già da un po’ hanno ricominciato a salire con un certo vigore.

Quale effetto avrà questa nuova linea operativa sui prestiti?

A rispondere indirettamente a questa domanda è Bankitalia nel suo ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria. “Secondo le proiezioni del modello di microsimulazione della Banca d’Italia basate su uno scenario coerente con le più recenti previsioni macroeconomiche, alla fine del 2022 la quota di famiglie vulnerabili e l’incidenza dei loro debiti sul totale salirebbero di 0,4 e 2,6 punti percentuali, rispettivamente al 2 e all’11,9 per cento”, si legge.

Ma ecco quanto precisa poi la Banca d’Italia all’interno del Rapporto.

Nel caso di andamenti particolarmente sfavorevoli dei tassi di interesse (rispetto allo scenario di base, nel 2022 si ipotizza una crescita dell’Euribor a 3 mesi, dell’Interest rate swap a 10 anni e del tasso di interesse sul credito al consumo di circa 200 punti base), la quota di famiglie finanziariamente fragili e l’incidenza dei loro debiti sul totale crescerebbero, rispetto allo scenario base, di 0,3 e 2,3 punti percentuali, rispettivamente”.

“Se oltre all’andamento dei tassi risultasse più sfavorevole anche quello macroeconomico (in aggiunta alle precedenti ipotesi di tasso, si ipotizza una crescita del reddito nominale inferiore di 4 punti percentuali rispetto allo scenario di base), la quota di famiglie finanziariamente fragili e l’incidenza dei loro debiti sul totale aumenterebbero di 0,5 e 3 punti percentuali, rispettivamente”.

D’altro canto, lo sappiamo: se le banche centrali alzano i tassi di interesse, vuol dire che il costo del denaro salirà e che il credito si farà più costoso. Può non essere una buona notizia per le famiglie. Ma, d’altra parte, non lo sono nemmeno i rincari ai quali stiamo assistendo da qualche mese a questa parte.

Famiglie italiane e prezzi dell’energia: il punto

Sempre il Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia ci ricorda infatti che “a partire dalla seconda parte del 2021 vi sono stati significativi aumenti dei prezzi di elettricità e gas sostenuti dalle famiglie, soprattutto nel mercato tutelato (12% per l’elettricità e 9,7% per il gas in media d’anno)”.

Il governo ha stanziato 5,5 miliardi nel 2021, onde proteggere il potere d’acquisto delle famiglie italiane. “In base a nostre simulazioni, tali interventi hanno limitato la crescita della spesa energetica delle famiglie, sebbene in misura minore per quelle più povere”.

In seguito agli aumenti, infatti, la quota media di spesa energetica sul totale sarebbe salita:

  • di 0,2 punti percentuali (dal 4,9% al 5,1%), a fronte di un incremento di 0,4% senza interventi;
  • per le famiglie più povere, di 0,5 punti percentuali (dal 7,7% all’8,2%), a fronte di 0,6 punti senza interventi.

Nei primi mesi del 2022, anche per l’aggravarsi della crisi ucraina, il rincaro dei beni energetici è proseguito, spingendo il governo a ulteriori interventi.

Prestiti alle famiglie e credito al consumo: il punto

Alla fine del 2021, fa sapere il Rapporto, il complesso dei prestiti alle famiglie era cresciuto del 4,3%, sostenuto dai mutui per l’acquisto delle abitazioni. Quanto al ricorso al credito al consumo, esso “è proseguito a tassi moderatamente sostenuti, seppure inferiori al periodo precedente la pandemia, beneficiando della crescita della domanda anche per beni durevoli”.

Vedremo poi su quali note è iniziato e andrà avanti l’anno in corso.

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