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Prestiti e diritto di recesso

Pubblicato il 07-10-2015 | 3 min di lettura | Pubblicato da
maria paulucci
Maria Paulucci
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Si ha diritto di recesso nei finanziamenti? Certo. Ce lo ricorda l’Arbitro bancario finanziario, l’organismo per la risoluzione delle controversie tra intermediari e clienti istituito in seno alla Banca d’Italia. Lo fa, per esempio, nella decisione n. 2806 del 10 aprile 2015. La quale riguarda il prestito finalizzato stipulato da una cliente per comprare un depuratore. Nel dettaglio, la ricorrente ha riferito all’Abf di avere stipulato, tra le mura di casa sua, il contratto per l’acquisto del depuratore e, allo stesso tempo, il contratto di finanziamento. La donna ha aggiunto di aver esercitato il diritto di recesso, sia verso il contratto d’acquisto sia verso il contratto di credito al consumo, dopo una decina di giorni appena, secondo i tempi e i modi previsti dalla legge. Ha poi precisato di non avere ricevuto un riscontro circa la sua nota, fatta pervenire tramite un’associazione dei consumatori. Ha anzi lamentato il fatto che la finanziaria, nonostante abbia confermato di avere ricevuto la comunicazione di recesso, le ha comunque mandato solleciti di pagamento.

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Esposti i fatti, la donna ha chiesto che fosse accertato il recesso dal contratto di finanziamento e ritirata la pratica di recupero crediti, con conseguente cancellazione delle informazioni negative comunicate ai Sic. Secondo la ricorrente, infatti, l’intermediario avrebbe inoltrato segnalazioni negative a suo carico: ecco perchéha chiesto all’Arbitro bancario finanziario di riconoscerle il danno reputazionale subito. Come? Sotto forma di un risarcimento, a valle dell’illegittima segnalazione, pari a 5.000 euro. L’intermediario, dal canto suo, si èdifeso dicendodi non avere accolto l’istanza di recesso dal momento che la ditta fornitrice del depuratore ha sostenuto che per la ricorrente non c’erano i termini per poter esercitare il diritto. Ma l’Abf alla fine ha accolto il ricorso della donna e ha dichiarato risolto il contratto di finanziamento, disponendo anche l’obbligo per l’intermediario di provvedere perchéfossero cancellate le segnalazioni contestate. Lo stesso intermediario, per decisione dell’Abf, avrebbe dovuto corrispondere alla ricorrente 1.500 euro come risarcimento.

Quindi, come si vede, per poter recedere da un prestito finalizzato non èindispensabile il requisito della mancata consegna dell’oggetto dell’acquisto: anche la signora, che aveva giàil suo depuratore installato in casa, si èvista riconoscere il diritto al recesso. Questo perchél’unico fattore davvero importante si chiama tempo. La normativa sul credito al consumo, infatti, riconosce aiconsumatori il diritto di recesso entro 14 giorni dalla stipula del contratto di finanziamento: èun diritto che vale sempre e non serve motivare la richiesta. Per recedere, seguendo anche le indicazioni riportate nel contratto, bisogna spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno alla societàche ha concesso il finanziamento. Se il prestito ègiàstato erogato, il consumatore avrà30 giorni di tempo per ridare indietro capitale, interessi maturati ed eventuali tasse dovute. E queste sono le sole e uniche somme che il cliente deve versare. Il diritto al recesso esiste e vale anche per i servizi accessori collegati al prestito richiesto: per esempio, per la polizza assicurativaa copertura del credito sottoscritta contestualmente al finanziamento.

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