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Prestiti, difendersi dalle scorrettezze

21 lug 2014 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Un vademecum per capire se la banca o la finanziaria alla quale ci siamo rivolti si sta comportando con correttezza. Altroconsumo, una delle associazioni attive in Italia nella tutela dei consumatori, ha condotto un’inchiesta presso 280 uffici sparsi in tutta Italia ed è giunta alla conclusione che oltre un’azienda su tre spinge chi si presenta per chiedere un finanziamento a sottoscrivere una polizza sul prestito che essa stessa vende. E questo, sempre secondo l’associazione, riduce al lumicino le possibilità di consultare altre società per valutare offerte assicurative diverse. Non solo polizze, comunque. Altroconsumo ha riferito di essersi imbattuta in una serie di pratiche commerciali poco corrette. Dall’elenco che l’associazione ha prodotto si possono trarre istruzioni utili a chiunque voglia chiedere un finanziamento. Innanzitutto, il cliente deve ricevere sempre il Secci, ovvero lo Standard european consumer credit information, un modulo europeo con tutti gli estremi relativi al prestito, così da sapere in che cosa consiste l’offerta per poterla eventualmente comparare con quella di aziende concorrenti.

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È anche irregolare – segnala sempre Altroconsumo – la richiesta di dati sul reddito e sulla persona durante la fase precedente al contratto, una fase in cui invece questi dati non servono. E nemmeno c’è bisogno, in quel momento, che la società abbia accesso alle centrali di rischio, quelle cioè che tracciano il profilo dell’affidabilità dei debitori. Insomma, non vanno bene le verifiche quando il cliente ha solo domandato qualche informazione e nulla più. Poi c’è la questione, già citata, della polizza. Secondo quanto sostiene Altroconsumo a valle della sua inchiesta, nel 35% dei casi gli operatori del credito concedono il prestito solamente se si sottoscrive la polizza da loro venduta. Ciò forza il consumatore che ha bisogno - magari con urgenza - di una linea di credito a siglare il documento proposto, perché quello sul momento sembra l’unico modo per arrivare rapidamente a una soluzione. Alla faccia del libero mercato.

E chissà che queste “tendenze” – verificatesi per inciso solo presso alcuni uffici e non dappertutto - non abbiano in qualche modo inciso sui dati presentati dalle sedi regionali della Banca d’Italia, le quali hanno realizzato la nuova edizione dell’indagine sulla domanda e l’offerta di credito – la Regional bank lending survey, appunto – riferita alla seconda metà del 2013. Più di 360 le banche coinvolte nell’ultima rilevazione, dalla quale è emerso che nel periodo in esame la richiesta di credito da parte delle famiglie, influenzata dall’incertezza su reddito e occupazione, ha mostrato ancora segnali di debolezza. Restando nel campo dei prestiti al consumo, l’indagine porta all’attenzione come la diminuzione della domanda abbia rallentato solo nelle regioni del Nord Est. Dal punto di vista degli operatori, nella seconda metà dell’anno passato la situazione del mercato e le pressioni della concorrenza non hanno pesato sull’offerta di finanziamenti alle famiglie. Sulla base delle indicazioni che le stesse banche hanno condiviso, se la seconda metà del 2013 ha fatto venire a galla ancora una certa prudenza, la rilevazione sulla prima parte del 2014, che avverrà tra qualche mese, dovrebbe evidenziare invece una domanda di prestiti da parte delle famiglie di nuovo in aumento. Vedremo.

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