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L’Indicatore dei costi complessivi

2 ott 2020 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Avete mai sentito parlare dell’Indicatore sintetico di costo? Ebbene, sappiate che da adesso in avanti sentirete parlare invece di Indicatore dei costi complessivi, o Icc. Iniziamo col dire che, come spiega l’Associazione bancaria italiana, l’Icc serve a rendere evidente al consumatore “il costo indicativo annuo del conto di pagamento, espresso in euro”, e per l’appunto sostituisce l’Indicatore sintetico di costo “come previsto dalle norme sulla trasparenza dei servizi bancari recentemente revisionate e aggiornate dalla Banca d’Italia”. Esso, sottolinea l’Associazione bancaria italiana, “permette di confrontare il costo dei conti di pagamento offerti delle banche per diversi profili di operatività, come individuati dalla Banca d’Italia in base ai modi ‘standard’ di utilizzo dei conti da parte della clientela”, ovvero al numero e al tipo di operazioni annualmente svolte, allo sportello e online.

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L’Icc si ottiene sommando i costi annuali, fissi e variabili, del conto di pagamento, “come indicati nel Foglio informativo di riferimento”, modellati su sei profili-tipo di utilizzo per i conti cosiddetti “a pacchetto” e su un solo profilo per i conti con sistema di tariffazione a consumo (“ordinari”). Questi i sei profili connessi al sistema di tariffazione forfetario, o “a pacchetto”: “Giovani”, “Famiglie con bassa operativita?”, “Famiglie con media operativita?”, “Famiglie con elevata operativita?”, “Pensionati con bassa operativita?” e “Pensionati con media operativita?”. Nel secondo, “Famiglie con bassa operatività”, sono previste 201 operazioni annue, fra cui l’uso dei servizi per il pagamento della rata di un mutuo e di un finanziamento, per esempio di un prestito personale, rientrante nel perimetro del credito al consumo. Ogni banca indica l’Icc nel Documento informativo sulle spese, anche noto come Fid, sigla che corrisponde all’inglese Fee information document, e nel Riepilogo delle spese di fine anno, o Sof, Statement of fees.

Insomma, per dirla in parole ancora più semplici, l’Indicatore dei costi complessivi gioca a favore di chi ha intenzione di aprire un conto di pagamento, dal momento che gli consente di comparare le varie proposte, con i relativi Icc per profilo di utilizzo, e di mettere a fuoco il tipo di offerta più adatta alle sue esigenze. Ma può essere un utile vademecum anche nella consultazione e nell’approfondimento delle note sui vari conti già aperti. Non solo scelta quindi, ma anche, diciamo così, “manutenzione” ed eventuale conferma o revisione: chi ha già un conto, infatti, può fare riferimento all’Icc nella consultazione del Riepilogo delle spese di fine anno, che contiene tanto le spese quanto l’Icc. In questo modo, ognuno di noi può confrontare “le spese effettivamente sostenute nel corso dell’anno con l’Icc, e quindi di valutare se la tipologia di conto scelto sia ancora in linea con il proprio profilo di operatività e corrispondente alle proprie esigenze”. Per chiarire in pochi e semplici passi che cos’è e a cosa serve l’Icc, l’Abi ha fatto sapere che è disponibile online l’infografica appositamente dedicata all’argomento, realizzata e diffusa in collaborazione con le banche e le associazioni dei consumatori che fanno parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, noto anche come Cncu. Un’interessante guida per chiunque voglia saperne di più.

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