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Lavoratori atipici e prestiti

29 set 2014 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Oggi la suddivisione è chiara: da una parte il posto fisso, dall’altra i senza lavoro. Nel mezzo, una “selva selvaggia” di liberi professionisti, autonomi, partite Iva e atipici. E tante insidie: secondo l’Employment Outlook dell’Ocse relativo al 2013, il 52,5% di chi ha meno di 25 anni ha un lavoro precario e la disoccupazione in questa fascia d’età in Italia è arrivata a quota 40%. Di più: l’Italia è il quarto Paese dell’area Ocse per diffusione di “false partite Iva”, ossia di lavoratori che sono liberi professionisti di nome ma subordinati di fatto. Comunque sia, banche e finanziarie il dilemma lo hanno risolto da tempo: se c’è un’entrata – sia essa legata a stipendio, pensione o altra attività – si procede con il finanziamento, altrimenti l’interessato deve presentare precise garanzie a copertura del rischio di insolvenza. C’è da chiedersi cosa cambierà con la riforma che ha in mente il governo Renzi.

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Ricordiamo, in breve, di cosa si tratta: innanzitutto, abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori del 1970, che prevede il diritto al reintegro per quanti riescono a provare di essere stati licenziati senza giusta causa. Questo vale, è utile segnalarlo, per le aziende che contano al loro interno più di 15 dipendenti. Ma è solo una parte della riforma, a seguito della quale dovrebbero sopravvivere due sole forme di lavoro: il dipendente e l’autonomo. Il primo si declinerebbe nella formula a termine e nell’altra, a tempo indeterminato, senza più l’articolo 18 ma “a tutele crescenti” e con una serie di incentivi – per esempio fiscali – per le imprese che decidessero di instaurare rapporti di questo tipo. Via i contratti a progetto e le altre precarie soluzioni, il diritto al reintegro rimarrebbe soltanto per i licenziamenti nati da discriminazione religiosa, politica, razziale e via dicendo. Attenzione: se la riforma passa, il contratto “a tutele crescenti” si applicherà solo alle assunzioni successive all’entrata in vigore della legge.

Allo stato attuale, con una disoccupazione che nel nostro Paese, secondo l’Ocse, a fine anno salirà al 12,9% e con solo 6 milioni e mezzo circa di lavoratori con il posto fisso nel settore privato, quali sono le possibilità di ottenere un finanziamento per chi un lavoro non ce l’ha affatto? Vediamo. Se non si è protestati o cattivi pagatori, si può richiedere un prestito per un massimo di 10mila euro. La somma va restituita in breve tempo, in genere entro i 36 mesi. In assenza di reddito, il richiedente deve presentare specifiche garanzie sotto forma di proprietà o di persone terze. Nel primo caso, un esempio è l’ipoteca su un immobile. Nel secondo, serve qualcuno che sia disposto ad assumersi l’impegno a pagare il debito nel caso in cui colui o colei che ne ha fatto richiesta non fosse nelle condizioni di far fronte al rimborso. Chi non ha un lavoro ma mese per mese incassa l’affitto legato a un contratto di locazione su un immobile di proprietà, può offrire alla banca o alla società finanziaria questa entrata a titolo di garanzia sul prestito ottenuto e da restituire.

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