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Credito e Consumi

Blog - Agli italiani non piace il prestito ipotecario vitalizio

Pubblicato il 11 luglio 2018

Ecco come funziona questa particolare formula di finanziamento

Sono ben pochi gli italiani che ritengono sia una buona idea il ricorso al prestito vitalizio ipotecario: è quanto emerge dall’edizione 2018 dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, a cura di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. Il prestito vitalizio ipotecario, lo ricordiamo, è quello destinato a persone con più di 60 anni d’età proprietarie della casa in cui vivono. Chi ricorre a questo tipo di finanziamento non è tenuto a rimborsarlo a rate: il prestito, infatti, andrà restituito soltanto dopo la morte del beneficiario, eventualmente destinando al rimborso il ricavato della vendita dell’abitazione, cosa che va a estinguere completamente il debito. Ma la scarsa simpatia dei nostri connazionali verso questo strumento emerge abbastanza evidente: solo pochi lo considerano una buona idea, a meno che non ci si trovi in condizioni di estrema necessità. Questo perché ancora oggi in Italia la casa di proprietà è depositaria di valori che vanno al di là di quello patrimoniale e che sono di natura squisitamente affettiva.

Ebbene, gli interpellati nell’ambito dell’indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, anche i più anziani, preferirebbero vivere peggio piuttosto che gravare la propria casa di un debito, anche se a pagarlo non sarebbero loro ma gli eredi. Riepiloghiamo brevemente cosa comporta il prestito vitalizio ipotecario. A differenza della nuda proprietà, chi accede a questo finanziamento mantiene il possesso della sua abitazione, nella quale può continuare a vivere fino all’ultimo dei suoi giorni. Solamente dopo il trapasso gli eredi saranno chiamati a decidere che cosa fare: entro 12 mesi dovranno scegliere tra l’estinzione a proprie spese del debito con tanto di interessi e con conseguente riscatto dell’immobile, versando quanto dovuto alla banca in un’unica soluzione, o il conferimento alla stessa banca dell’incarico di vendere la casa a prezzo di mercato, saldando il debito ereditato e intascando l’eventuale eccedenza. In caso di mancata vendita, il prezzo dell’immobile scende del 15% all’anno. Va comunque sottolineato che, per tutelare gli eredi, nel caso in cui il ricavato della vendita non basti a coprire il debito, la banca non può pretendere la differenza dagli eredi.

Il prestito vitalizio ipotecario è pensato per chi ha almeno 60 anni ed è proprietario di un’abitazione che non sia già gravata da un’ipoteca. Consente di ottenere fino a 350mila euro (l’importo può andare dal 15% circa al 50% del valore della casa): maggiore è l’età e più alto sarà l’importo concesso. Per contro, il beneficiario del prestito deve rispettare l’impegno categorico di non vendere né mettere in affitto la propria casa, altrimenti il finanziamento salta. Attenzione, però: rispetto a un classico mutuo, il tasso di interesse associato al prestito vitalizio ipotecario tende a presentare un margine (uno “spread”, per dirla in gergo finanziario) sul tasso di base più alto. Tradotto: il prestito vitalizio ipotecario costa tendenzialmente più di un mutuo. Ma soprattutto c’è il tema del calcolo degli interessi (il cosiddetto “anatocismo”): questo calcolo è “composto”, ovvero si basa non solo sulla quota capitale ma anche sugli interessi maturati, determinando un saldo più alto.

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Il profilo dell'autore

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blog di Maria Paulucci

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, a Milano dal 2006. Dal 2007 al 2011 ha lavorato in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori. Nell'agosto del 2011 si è unita alla squadra di Blue Financial Communication. A dicembre 2017 è iniziata la sua esperienza in AdviseOnly.

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