Truffe sui prestiti: come difendersi

Ben che vada, vi portano via uno o due centinaia di euro. Sennò, è un attimo ritrovarsi con il conto svuotato. In tempi in cui ogni operazione si può fare online, la truffa è a portata di mouse. Per esempio esistono - come segnala anche Assofinmed, l’associazione dei professionisti del credito - oscuri finanziatori privati che lasciano annunci in giro sul web o si presentano attraverso mail inviate alla posta elettronica personale offrendo somme di denaro a tassi incredibilmente vantaggiosi. L’obiettivo, ovviamente, è attirare quante più vittime possibile. Magari promettendo un “prestito veloce”, in “48 ore”. Ora, chi ha bisogno di soldi e magari non ha un buon pedigree da pagatore può in effetti sentire il richiamo della grande occasione. Bisogna però ricordarsi che non esistono “prestiti veloci” e che nessun finanziamento, se erogato secondo tutti i crismi, può arrivare in “48 ore”. Ma in tempi di magra come questi il bisogno di crederci è tanto.

Così, qualcuno ci crede. E, accalappiata la vittima, si consuma il furto. Che di solito riguarda qualche centinaio di euro a titolo di fantomatiche spese istruttorie. Annunci e messaggi di posta sono facilmente riconoscibili: il più delle volte, infatti, sono scritti in un italiano a dir poco stentato. Chi firma si presenta appunto come un privato desideroso di aiutare chi è nel bisogno. Il modus operandi è simile a quello a cui in passato facevano ricorso alcuni sedicenti mediatori creditizi, solo riadattato all’online. La cifra si può rimborsare a partire da svariati mesi dopo l’accredito e in un periodo di tempo di 10 anni e il tasso d’interesse è del 3%. Il “prestito”, spiega il truffatore, arriverà direttamente sul conto bancario del richiedente. Ragion per cui servono gli estremi dell’istituto e una copia del documento d’identità. Infine, l’inganno: potrebbe gentilmente il cliente versare una piccola somma - 150 euro o poco più - per sbloccare il bonifico disposto in suo favore? Peccato che poi il prestito non lo vedrà mai e i 150 euro non li riavrà più indietro.

E ancora così potrebbe andare bene. Se va peggio si subisce un furto di dati personali, che il truffatore potrebbe utilizzare per svuotare il conto del malcapitato. Oppure può succedere che il prestito arrivi sul serio, ma ci si potrebbe trovare di lì a poco a doversi difendere dall’accusa di riciclaggio di denaro proveniente da attività criminose e, magari, da quella di associazione a delinquere. Senza contare che dietro il paravento del benefattore potrebbe nascondersi una vera e propria organizzazione di usurai. In questo caso, i tassi di interesse salgono fino a diventare insostenibili e si arriva a subire una pressione sempre più forte finché non si restituisce il denaro o - dal momento che la vittima non riesce a pagare - finché non si cedono beni di proprietà a sconto. Per esempio, ci si potrebbe vedere costretti a vendere una casa a un prezzo irrisorio a chi ha prestato il denaro, con grave danno economico per chi è obbligato a rinunciare all’immobile. Morale: quando sembra tutto troppo bello per essere vero, lasciate perdere fin dall’inizio.

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Il profilo dell'autore

Credito e Consumi
blog di Maria Paulucci

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, a Milano dal 2006. Dal 2007 al 2011 ha lavorato in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori. Nell'agosto del 2011 si è unita alla squadra di Blue Financial Communication. A dicembre 2017 è iniziata la sua esperienza in AdviseOnly.

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