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Su prestiti e consumi si tira la cinghia

11 nov 2013 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Le famiglie italiane consumano meno - e chiedono meno prestiti - per risparmiare. E sembra che non saranno tranquille finché non avranno riempito di nuovo le loro casseforti, in parte o in tutto svuotate dalla crisi. Prova ne è appunto la minore domanda di finanziamenti, che d'altro canto sono diventati più costosi proprio a causa della congiuntura. Meno consumi, dunque. E più risparmio. Tre ricerche sostengono che questo autunno non sembra eccessivamente "autunnale", per i salvadanai della Penisola. L'Indice di benessere finanziario (Ibf) Ing Direct, per esempio, comunica che l'agio finanziario percepito dalle famiglie italiane segnala proprio in questa stagione una ripresa dopo il minimo storico toccato in primavera: oggi è a 41,2 punti, in lieve recupero rispetto ai 40,8 del trimestre passato.

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Per chiarezza, ricordiamo che l'Indice di benessere finanziario (Ibf) Ing Direct è l’indicatore sintetico incaricato di misurare il benessere percepito nelle sei dimensioni della finanza personale: risparmio, reddito, bollette e spese, investimenti e debito a lungo e a breve termine. La scala va da 0 a 100, dove 100 è il massimo "comfort", 50 è quello medio e 0 è il top del disagio. Gli investimenti hanno registrato il miglioramento più netto, da 54,2 a 55,3 punti. Ancora ai minimi il risparmio, 37,8 punti, che però risulta sostanzialmente stabile se si guarda al dato di primavera. I timori che aleggiano sugli accantonamenti continuano a essere legati a doppio filo alle preoccupazioni su reddito e bollette: un'ansia che si conferma ai livelli della precedente rilevazione.

Si riduce la soddisfazione sull'indebitamento a lungo termine, che di fatto corrisponde ai mutui: in calo di 2,5 punti, dai 39,3 della primavera ai 36,8 di oggi, minimo storico nei due anni dell'Indice. L'ennesimo quadro con zone chiare e aree più scure, insomma, che si può appendere accanto a quello dell'indagine condotta da Ipsos per l'89esima Giornata mondiale del risparmio, un'iniziativa di Acri, l'associazione chiamata a rappresentare le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di risparmio. Secondo l'inchiesta di Ipsos, un italiano su quattro ha la sensazione che la propensione al risparmio sia fondamentale per la crescita del Paese, tanto che per l'82% degli intervistati gli accantonamenti sono fortemente connessi allo sviluppo dell'economia anche sotto forma di finanziamento delle imprese.

Tradotto: io risparmio e poi qualcosa lo investo, per esempio, sui minibond, così ci guadagno e nel frattempo do una mano alle aziende del Paese. Il punto di partenza è che negli ultimi dodici mesi è cresciuta la percentuale di italiani in grado di mettere da parte del denaro: dal 28% del 2012 al 29%. Ed è calato il numero delle famiglie in saldo negativo: dal 31% al 30%. In un contesto in cui il 45% degli interpellati dichiara di non vivere sereno se non accumula qualche risorsa. Un'ulteriore conferma arriva dall'Osservatorio sui risparmi delle famiglie di Gfk Eurisko e Prometeia, secondo cui, in un quadro economico ancora molto difficile, le famiglie italiane stanno riavviando la loro paziente attività di accumulo. Ed ecco che, secondo le previsioni, nei prossimi tre anni la quota di reddito disponibile destinata agli accantonamenti registrerà un incremento. La regola sarà quella di sempre: tirare la cinghia.

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