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Divorziare con un prestito

7 ott 2022 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Ogni cinque secondi, in Italia, una coppia decide di separarsi. Lo dicono i dati di un’indagine svolta da Moneyfarm in collaborazione con smileconomy, società indipendente di consulenza in educazione finanziaria, e con la consulenza tecnica dell’avvocato familiarista Raffaella Pini di Milano.

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Secondo l’indagine, in Italia si registrano in media 267 richieste di separazione al giorno, per l’appunto una ogni cinque secondi, a fronte dei nuovi matrimoni, le cui richieste ammontano a 504 al giorno, ossia una ogni tre secondi.

L’aumento delle separazioni

Tra il 2010 e il 2019 le separazioni hanno registrato un incremento dell’11%, da 88.191 a 97.474. A fare da traino il Sud Italia. Nel 2020, poi, le richieste sono scese del 18%, anche per via del blocco delle attività amministrative imposto dal Covid.

Non tutte le separazioni, però, si tramutano in divorzi, a dispetto della riforma del 2014 che ha reso il processo più agevole. E i costi della “conversione” potrebbero essere una ragione.

Quanto ci vuole per separarsi?

Dipende. La separazione può consumarsi consensualmente o per via giudiziale, come ricorda l’indagine. E a seconda che si scelga l’una o l’altra via, tempi e costi cambiano in modo molto sostanziale.

La via giudiziale è – come si può ben immaginare – la più lunga, e proprio per questo si rivela presto la più costosa. Tutto dipende da quanto tempo serve ai due “quasi ex” coniugi per mettersi d’accordo su assegno di mantenimento, affidamento dei figli e aspetti patrimoniali vari ed eventuali.

In caso di separazione consensuale, la pratica può risolversi in appena cinque giorni lavorativi se si opta per la negoziazione assistita. Il che si traduce in costi decisamente più abbordabili: oneri fissi e bolli per qualche decina di euro appena.

Il ricorso a un avvocato – spesso indispensabile – implica spese più consistenti. Se poi ci si rivolge a un giudice, i tempi s’allungano e i costi, di conseguenza, lievitano: si può spendere fino a 10mila euro.

Quanto costa divorziare? Le cifre

Come ricorda la nota di Moneyfarm, si può divorziare sei mesi dopo una separazione consensuale o dodici mesi dopo una separazione giudiziale. I dodici mesi decorrono dalla prima udienza di separazione in Tribunale (la cosiddetta udienza “Presidenziale”). In tal caso, a quelli già affrontati per la separazione si sommano i costi del divorzio.

Se il divorzio consensuale consente di sbrigare le pratiche in tre mesi attraverso il Tribunale o in cinque giorni lavorativi con la negoziazione assistita, il divorzio “tormentato” allunga i tempi e, di riflesso, accresce l’esborso: dai tremila ai ventimila per coniuge. Insomma: più si litiga, più si spende.

Riassumendo: i costi sostenuti dal singolo coniuge, tra separazione e divorzio, possono ammontare a cinquemila euro, se si opta per la via consensuale senza negoziazione assistita, fino a un massimo di sessantamila euro a coppia. Escludendo dal discorso le rotture “vip”.

(Di nuovo) profumo di fiori d’arancio

C’è vita dopo il divorzio? Certo che sì: nel 2020, oltre 25mila divorziati si sono risposati. Gli uomini divorziati si risposano con maggiore frequenza passati i sessant’anni, mentre per le donne l’età clou risulta essere quella compresa fra i 50 e i 54 anni.

Prestiti per separarsi, divorziare, risposarsi

Vi ricordate quando vi abbiamo parlato dei prestiti per cerimonie? Siamo entrati in argomento varie volte. Un prestito potrebbe essere di supporto anche quando l’unione si rompe. Se si ha bisogno di procedere con una separazione e purtroppo il clima non è dei più sereni, si può valutare l’opzione del prestito personale, solitamente concesso per generiche esigenze di liquidità.

In questo caso, come ricorderete, il creditore versa la somma al richiedente in un colpo solo. Chi la riceve la restituisce poi a rate. Per proteggersi dal rischio di mancato rimborso, il creditore può chiedere garanzie personali e/o che venga sottoscritta una polizza.

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