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Cos’è il doppio quinto?

29 nov 2024 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Si chiama “doppio quinto” ed è un tipo di prestito che, come suggerisce il nome, “raddoppia” la cessione del quinto. Ma attenzione: non tutti possono richiederlo, e in ogni caso il creditore non è tenuto a erogarlo. Vediamo quindi chi, come e perché.

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Le molte spese delle famiglie italiane

Ci avviciniamo alle feste natalizie che, nella più consolidata tradizione della nostra parte di mondo, significano regali e tante mangiate. Si può anche rinunciare al superfluo – un po’ meno doni e una tavola meno impegnativa sotto il profilo economico e calorico – ma la tradizione è tradizione, e ci sta volerla vivere fino in fondo. Dopotutto, è un modo per godersi il calore della famiglia e degli amici.

Ma, si sa, tutto ha un prezzo. Specialmente le cose belle. E già in tempi non festivi la spesa delle famiglie italiane non è certo poca cosa. Nel 2023, per dire, l’esborso per i beni essenziali (cibo, carburante, bollette) ha raggiunto i 1.191 euro, che costituiscono il 56% della spesa totale (2.128 euro), come ci ha recentemente riferito la CGIA di Mestre.

In questo quadro, lo shopping natalizio va pensato con grande scrupolo e attenzione.

Come diciamo sempre, però, se la situazione reddituale della famiglia lo consente (e anche questo va valutato con grandissima attenzione e mai con leggerezza), un po’ di liquidità aggiuntiva in vista delle feste può arrivare dal credito al consumo. In questo ambito, uno strumento alla portata di chi ha un contratto di lavoro subordinato (nel pubblico o nel privato) è, appunto, il doppio quinto.

Doppio quinto: cos’è e come funziona

Il doppio quinto, noto anche come “prestito con delega di pagamento”, è una forma di finanziamento che ha una durata massima di dieci anni (120 rate mensili). Esso consente a chi ha già una cessione del quinto dello stipendio di raddoppiare l’importo del prestito.

Sai già come funziona la cessione del quinto, giusto? Il datore di lavoro trattiene dalla busta paga un quinto – il 20%, quindi – del tuo stipendio e lo gira al finanziatore, che così, mese dopo mese, incassa le rate di rimborso del finanziamento accordato.

Esempio: a fronte di uno stipendio di 1.600 euro netti al mese per tredici mensilità (le dodici canoniche più la tredicesima), il tuo datore di lavoro tratterrà all’incirca 347 euro (ovvero, 320 al mese, il 20% appunto, più gli ulteriori 320 della tredicesima spalmati lungo l’arco delle dodici mensilità).

Nel doppio quinto, la trattenuta si applica non già al 20% ma al 40% dello stipendio netto: perciò, il nostro debitore dovrà mensilmente rinunciare a circa 693 euro, tolti dai 1.600 del suo stipendio. Una cifra più impegnativa, come si può vedere. Ed è per questo che la richiesta del doppio quinto va accuratamente valutata e soppesata.

Non tutti possono accedere al doppio quinto

A valutarla e soppesarla in modo attento e accurato non è solo il debitore ma anche e soprattutto il creditore, che può anche rifiutarsi di concedere il doppio quinto. Ma anche il datore di lavoro ha voce in capitolo: se infatti è tenuto a provvedere alle trattenute e al versamento del “primo” quinto, non è altrettanto obbligato nel caso del doppio quinto.

Il puntiglio del creditore protegge indirettamente il richiedente dal rischio di ritrovarsi con troppi debiti a carico, ai quali potrebbe faticare a far fronte.

Dalla possibilità di richiedere la cessione del doppio quinto sono esclusi non solo i lavoratori autonomi e occasionali ma anche i pensionati, che invece possono accedere alla classica cessione del quinto (in questo caso, della pensione).

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