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Come affrontare il recupero dei crediti

29 apr 2013 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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C’è chi racconta di aziende fin troppo stressanti, che per riottenere la somma un tempo accreditata non esitano a usare modi a dir poco bruschi. E chi conferma come, non potendo rimborsare il debito contratto, si è trovato di fronte a un vero e proprio braccio di ferro con l’istituto che glielo ha concesso. In genere, in questi casi, gli istituti in questione spediscono un avviso di pagamento con l’addebito degli interessi di mora, poi provano a ottenere la restituzione tramite loro uffici interni dedicati al recupero delle rate non pagate e per finire cedono il credito ad altre aziende, che lo comprano a prezzi ridotti.

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Queste ultime sono le società di recupero crediti. Viste, da qualcuno che ci è passato e ha deciso di condividere la sua esperienza nei forum sul web, più o meno come bulldozer. “Fanno pressione sul debitore, che riceve telefonate dai toni sempre più forti”, giura online un anonimo che sostiene di aver vissuto l’esperienza. Se questo non funziona, di solito si procede al recupero del credito in modo “forzato”, con tanto di ricorso al giudice. Che si esprime intimando il pagamento a prezzo di un eventuale successivo pignoramento oppure emettendo un decreto ingiuntivo, contro cui si può fare ricorso entro 40 giorni. In alternativa c’è il procedimento ordinario, dove entra in campo la magistratura, per l’appunto, ordinaria. Che prima si accerta della fondatezza di quanto denuncia il creditore e poi condanna il debitore a rimborsare la cifra dovuta più le spese.

Pur essendo il punto di vista del creditore del tutto legittimo, il ricorso alle maniere forti - specialmente in questo periodo di dolorose difficoltà economiche per molte famiglie - potrebbe rivelarsi inutile e addirittura controproducente. In altre parole: se una famiglia non ha i soldi da restituire esistono poche soluzioni alternative e fare pressione serve solo a farla stare peggio. Di questo si sono rese conto la Unirec, l’Unione nazionale delle imprese a tutela del credito, e l’Adiconsum, l’associazione dei consumatori, che il 16 novembre del 2009 hanno siglato un accordo dando vita a Ebitec, l’Ente bilaterale nazionale per la tutela del credito. L’obiettivo? Mettere imprese e consumatori non le une contro gli altri ma a fianco, per individuare soluzioni valide per entrambi.

Lo scopo è assicurare da una parte la correttezza degli operatori e dall’altra la presa di coscienza dei diritti dei consumatori. Come? Nel primo caso, con un percorso formativo per il rilascio della qualifica di operatore per la tutela del credito e con la promozione di precisi standard per l’esercizio dell’attività da parte delle società del settore. Fra i suoi servizi, Ebitec si offre di proporre alle parti un protocollo che garantisca standard di qualità al settore, di istituire al suo interno una commissione per la conciliazione extragiudiziale paritetica per le famiglie - gratuita per i consumatori e più rapida rispetto alle vie giudiziali comuni - e di fissare regole deontologiche sul recupero domiciliare dei crediti stessi. L’Ente è a disposizione di chiunque voglia saperne di più.

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