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Andare in pensione con un prestito

Pubblicato il 24-10-2016 | Aggiornato il 15-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
maria paulucci
Maria Paulucci
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Un prestito per andare in pensione: è su questo che si basa l’Ape, l’Anticipo pensionistico volontario, la cui entrata in vigore è prevista nella nuova legge di Stabilità e che, secondo i piani, dovrebbe diventare operativo il primo maggio 2017. In pratica, chi avrà un’età di 63 anni, 20 anni di contributi minimi e una “distanza temporale” davanti a sé non superiore ai tre anni e sette mesi prima di raggiungere il pieno diritto alla pensione di vecchiaia, potrà fare ricorso all’anticipo pensionistico volontario. A versare l’importo che manca alla completa maturazione del diritto alla pensione saranno le banche attraverso un accordo con l’Inps, erogando un prestito che rientra a tutti gli effetti nella categoria del credito al consumo. La cifra anticipata andrà poi restituita nei 20 anni successivi al raggiungimento della pensione tramite un prelievo mese per mese sull’assegno pensionistico. Ma attenzione: potrà avvalersi di questa possibilità chi, una volta in pensione, conti di ricevere, al netto del rimborso delle rate del prestito, un assegno pensionistico di almeno 700 euro.

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In altre parole: versata la rata di rimborso del prestito, al pensionato dovranno rimanere in tasca come minimo 700 euro. Questo per evitare nuove e drammatiche forme di povertà. Il prestito bancario alla base della possibilità di accedere all’anticipo pensionistico ha ovviamente un costo per via degli interessi - è un prestito, dopotutto, con un creditore, che sono le banche, e un debitore, ossia il pensionato che sceglie di ritirarsi in anticipo - e per la polizza assicurativa che andrà stipulata sul finanziamento, al fine di tutelare le parti in causa nell’eventualità di morte prematura del pensionato. Il costo medio stimato, per ciascun anno di anticipo, sarà pari al 4,5-4,6%. A quanto ammonteranno il Tasso annuo nominale (Tan) e il premio assicurativo lo stabiliranno gli accordi-quadro che l’Associazione bancaria italiana (Abi) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) sigleranno nei prossimi mesi.

Ma ci sarà anche l’opzione Ape sociale, ossia la pensione anticipata senza costi che, sempre a partire dal primo maggio 2017, permetterà ai nati fra il 1951 e il 1953 con 30/36 anni di contributi versati di andare in pensione tre anni e sette mesi prima del limite d’età pensionabile individuato dalla legge Fornero. L’elenco delle categorie di contribuenti Inps che potranno avvalersi di questa opzione è in corso di definizione. Tuttavia, stando alle anticipazioni circolate, l’Ape sociale costituirà una corsia preferenziale riservata ai lavoratori in difficoltà - cassintegrati, disoccupati o con invalidi in famiglia - e in seconda battuta a chi fa lavori pesanti, come per esempio gli infermieri, gli operati edili e le mestre d’asilo. Con l’Ape sociale andare anticipatamente in pensione sarà gratis perché a farsi carico dell’anticipo pensionistico sarà lo Stato con appositi bonus fiscali e trasferimenti monetari. Attenzione, però: questa formula agevolata avrà carattere sperimentale e una durata di due anni. Tradotto in altri termini, questo significa che poi l’effettivo pensionamento dei lavoratori in situazioni di difficoltà o con alle spalle anni di lavoro pesante sarà legato alla disponibilità dei fondi.

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