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Addio alle le monete da 1 e 2 centesimi

1 mar 2019 | 2 min di lettura | Pubblicato da Franco Canevesio

addio alle le monete da 1 e 2 centesimi

Da gennaio non vengono più coniate

Vanno in pensione le monetine da uno e due centesimi. Dal primo gennaio 2019 la Zecca dello Stato non conia più nuove monete di questo taglio. Non ne sentiremo la mancanza, credo di poter dire, visto che soprattutto ultimamente servivano solo a riempire le tasche e i portafogli senza avere uno scopo ben preciso: niente resti (piuttosto i negozianti facevano lo sconto), men che meno utilità pratica (se hai bisogno di un prestito personale in banca le monetine non servono a nulla).

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Sette miliardi di euro in “bronzini”. Eppure in Italia circolano ancora parecchie di queste monete: il valore stimato è di sette miliardi di euro. Una parte serve addirittura a far crescere un florido mercato di collezionisti, lanciati a caccia delle monete più rare, spesso le più preziose. Un addio, questo ai “bronzini” che, in realtà, assicura un ben modesto risparmio alle casse pubbliche, visto che il costo di produzione è di 1,87 milioni di euro l’anno, e non è destinato a produrre alcun effetto sull’inflazione.

Diritto all'arrotondamento. L'addio alle monetine da uno e due centesimi, però, avrà ripercussioni nei negozi, e più precisamente sugli arrotondamenti dei prezzi. È stato infatti sancito il diritto, dei commercianti e degli esercenti al dettaglio, ad arrotondare la cifra nel momento in cui ricevono un pagamento in contanti. L’importo dell'acquisto, dunque, può essere corretto al multiplo di cinque più vicino: se l'importo della spesa è, per esempio, 6 euro e 77 centesimi, il negoziante può arrotondare a 6 euro e 75 centesimi; se è di 6 euro e 78 centesimi può decidere di arrotondare a 6 euro e 80 centesimi. Se, invece, il prezzo viene pagato con la carta di credito, il bancomat et similia, la regola non si applica, perché il pagamento elettronico rispecchia esattamente quanto previsto, senza bisogno di alcun arrotondamento.

Angelotti, Confesercenti: “Non ne sentiremo la mancanza”. In definitiva, non si tratta di una gran rivoluzione e comunque la grande distribuzione ci arriva preparata. “Francamente - ha dichiarato al giornale La Repubblica Gian Paolo Angelotti, presidente degli alimentari di Confesercenti - il centesimo non è mai stato uno strumento di pagamento nei negozi. È sempre stata  una moneta scomoda, occupa dello spazio e dà soltanto noia. Da noi si è sempre arrotondato, per eccesso o per difetto”.

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