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Troppi debiti? Ecco cosa fare

2 feb 2015 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Istruzioni molto pratiche per gestire i casi di indebitamento eccessivo: le ha fornite di recente, in una nota trasmessa ai media, l’avvocato Pasquale Lacalandra che, come si legge sul suo sito web, “ha concentrato l’attività del suo studio nel settore della crisi di impresa, dei piani di risanamento e degli accordi di ristrutturazione”. Ebbene, il legale fa sapere che negli ultimi mesi ha seguito diversi casi di cosiddetto sovraindebitamento, fra i quali la situazione di un’impiegata in cassa integrazione che doveva 86mila euro a Equitalia. Un rosso che, grazie alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, è poi sceso dell’87%, a 11mila euro. Una somma decisamente più leggera e più in linea con le risorse economiche di cui la donna oggi dispone. Il via libera al piano di rientro è arrivato dal tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, regione Lombardia, a ottobre. È stato, di fatto, uno dei primi “Piani del consumatore” varati finora in Italia. L’avvocato Lacalandra, nella nota, ha spiegato che si tratta di uno “strumento legislativo” a tutela dei consumatori, oltre che degli imprenditori.

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I consumatori, che non possono fare leva su concordati preventivi e fallimentari per risolvere situazioni di debito eccessivo, da tre anni esatti hanno dalla loro parte la legge 3 del 27 gennaio 2012, che regola i casi di cosiddetta “composizione della crisi da sovraindebitamento” fornendo le relative disposizioni. Una legge ancora poco conosciuta ma che potrebbe levare le castagne dal fuoco a chi si trova a dover gestire un debito che va oltre le sue capacità. E ciò vale non soltanto nei casi di pendenze con il fisco – come è stato per la signora assistita dall’avvocato – ma anche quando si deve rimborsare una serie troppo articolata e corposa di finanziamenti con i relativi interessi. Dunque, mutui e prestiti. Un peso che può diventare insostenibile, per esempio quando subiamo un peggioramento della nostra condizione economica non dipendente dalla nostra volontà a causa della perdita del posto di lavoro.

La legge del 2012 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la possibilità anche per i consumatori di proporre la ristrutturazione dei debiti e vedersi riconosciuto, se ci sono tutte le condizioni, uno sconto dell’importo da versare. Riepiloghiamo, punto per punto, come funziona. Innanzitutto, si incappa in un caso di sovraindebitamento se il rapporto tra i pagamenti cui dobbiamo far fronte e il nostro patrimonio risulta squilibrato. Premesso ciò, la legge prevede che, se ci troviamo in una situazione critica, possiamo rivolgerci al tribunale con una proposta che, qualora venisse accolta, si renderebbe vincolante per i nostri creditori e ci permetterebbe di chiudere le pendenze pagando una cifra inferiore a quella prevista in partenza. A quale tribunale possiamo bussare? A quello del luogo nel quale noi, in quanto debitori, abbiamo la residenza. Attenzione: il giudice dà l’ok alla proposta – in gergo, “omologa il piano” – se ha la certezza che il consumatore non ha agito con leggerezza o, peggio ancora, sapendo fin dal principio che il debito complessivo sarebbe stato sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali.

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