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Blog - Tan, Taeg e Teg. Quali le differenze fra i tassi

Pubblicato il 23 gennaio 2017

Tan, Taeg, Teg: cosa sono e quali sono le differenze

Tan, Taeg e Teg sono tre sigle molto comuni quando si parla di prestiti e di mutui, eppure sono decisamente pochi i consumatori che conoscono veramente il significato dei tre termini, le differenze reciproche e, non ultima, l'importanza che hanno ai fini della rata da calcolare. Conoscerle è dunque di fondamentale importanza per chi necessita di una liquidità aggiuntiva, perché consentono di confrontare i prestiti e scegliere le soluzioni più convenienti. TAN, TAEG e TEG sono infatti parametri che definisco i tassi di interesse da applicare alla somma finanziata, pertanto conoscendo bene il loro significato sarà possibile sapere in anticipo l'effettivo costo del prestito.

Tasso annuo effettivo globale, tasso effettivo globale. E ancora: tasso fisso, tasso variabile, tasso misto. Non ci nascondiamo la verità: quella dei tassi è una selva in cui assai spesso è difficile orientarsi. Quali sono peculiarità e differenze? Impararle è ovviamente importante, perché è il primo passo per tutelarsi quando si va a chiedere un prestito.

Ripassiamo allora la lezione usando come guida Monitorata, lo strumento di Assofin cbe fornisce tutti gli elementi utili per conoscere i finanziamenti, calcolare le rate ed evitare l’indebitamento eccessivo.È utile iniziare dalle due voci più strettamente connesse ai prestiti: ossia, TAN e il TAEG.

Cosa è il TAN

Il TAN è l'acronimo di Tasso annuo nominale e indica gli interessi dovuti su un prestito, senza considerare le altre spese, laddove previste, pertanto indica quanti soldi in più sarà necessario versare ogni anno per il denaro erogato. Per fare un esempio pratico: se chiediamo un prestito di 10.000€ con un TAN del 3%, significa che dovremmo aggiungere 300€ all'importo da restituire (il totale sarà quindi di 10.300 euro).

Cosa è il TAEG

Il Taeg è l'acronimo di Tasso Annuo Effettivo Globale e sintetizza in un valore percentuale il costo totale del prestito, tenendo conto del periodo effettivo nel quale viene effettuato il rimborso.

Il calcolo del Taeg avviene secondo un criterio fissato per legge. Ed è proprio il Taeg che consente di fare un confronto fra i prestiti proposti dal mercato (sempre che i prodotti oggetto della comparazione presentino le medesime caratteristiche in quanto a importo e durata) in quanto mostra il costo globale dell'operazione. A differenza del TAN, il TAEG considera anche tutte le spese accessorie da versare, come le spese di istruttoria, apertura pratica, gestione e assicurazione.

TEG: cosa è e come si calcola

E il Tasso effettivo globale? Ecco, questo è un punto delicato: il TEG è un tasso indicato dala Banca d'Italia che indica infatti il tasso massimo che, secondo la legge antiusura, non può mai essere superato se non si vogliono infrangere le regole della correttezza oltre che, appunto, la legge. Monitorata segnala che “l’insieme dei Teg rilevati per una categoria di operazioni costituisce il TEGM (Tasso effettivo globale medio)”, che viene stabilito trimestralmente sulla base dei tassi praticati sul mercato, differenziati a seconda del tipo di operazione e della classe di importo. I Tegm ricavati a valle di questa rilevazione vengono moltiplicati per 1,5: si ottengono così i famigerati “tassi soglia”, oltrepassati i quali le transazioni sono da considerarsi usuraie a tutti gli effetti.

Il TEG viene indicato in percentuale su base annua e rappresenta la somma degli oneri bancari legati al prestito, ma senza tenere conto di spese accessorie e tasse.

Differenza TEG e TAEG

La formula matematica per il calcolo del Teg è simile a quella del Taeg. Tuttavia, i due tassi sono diversi: per legge, nel Taeg vanno incluse imposte e tasse, che invece non vengono comprese nel Teg. Dunque, spiega Monitorata, un’operazione potrebbe avere un Taeg più elevato del Teg ed essere tuttavia legale. Vediamo, infine, cosa si intende per tasso fisso, variabile e misto. Conoscere le differenze tra queste tre voci è essenziale se si va a chiedere un mutuo: i prestiti personali, infatti, prevedono tassi di interesse fissi. Ebbene, con il tasso fisso si paga sempre lo stesso tasso d’interesse. Ergo, la rata non cambia per tutta la durata del prestito. Il tasso variabile, invece, segue un parametro - Euribor, tasso Bce o altri - e di conseguenza varia nel corso del tempo: ecco allora che la rata sale quando i tassi aumentano e cala quando scendono. Le società creditizie offrono anche soluzioni in cui il tasso può passare da variabile a fisso e viceversa: è il caso del tasso misto.

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Il profilo dell'autore

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blog di Maria Paulucci

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, a Milano dal 2006. Dal 2007 al 2011 ha lavorato in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori. Nell'agosto del 2011 si è unita alla squadra di Blue Financial Communication. A dicembre 2017 è iniziata la sua esperienza in AdviseOnly.

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