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Credito e Consumi

Blog - Prestito o fido: qual è la differenza?

Pubblicato il 12 luglio 2019

Due modalità per finanziare le nostre spese

Nel perimetro della guida al credito ai consumatori della Banca d’Italia troviamo anche il fido. Cos’è? Citiamo la definizione che ne dà Bankitalia: il fido, detto anche “affidamento”, è “la somma che la banca, su richiesta del cliente, si impegna a mettere a disposizione sul suo conto corrente”. Un’operazione che infatti si chiama anche “apertura di credito in conto corrente”. A cosa serve? E in cosa si distingue da un più classico prestito? Cominciamo rispondendo alla prima domanda. La finalità del fido è la stessa del prestito: serve a finanziare le nostre spese. Mentre, però, al prestito si pensa quando si deve far fronte a spese straordinarie, il fido interviene per le spese ordinarie, quando il saldo del nostro conto va sotto lo zero. Diverse le modalità di attivazione. C’è sempre un contratto, che però nel fido riguarda l’apertura di credito: in sostanza, la banca si impegna a mettere a disposizione del cliente un certo ammontare di denaro per un certo tempo o a tempo indeterminato, fino al massimo concordato. Per contro, il cliente può presentare una garanzia personale o reale.

In altre parole, il fido fa sì che chi finisce i soldi sul conto può comunque continuare a prelevare, entro il limite concordato con la banca. Ma attenzione: non sono soldi gratis. Di fatto, si tratta di soldi prestati, che il cliente deve rimborsare alla banca con tanto di interessi (e pagando anche un canone mensile): infatti il contratto di apertura di credito in conto corrente stabilisce i tempi e i modi della restituzione rateale. Trascorso il tempo stabilito nel contratto, la banca fa partire la richiesta di rientro: e come per i prestiti, più lunghi sono i tempi, più alti saranno gli interessi. Tutto ciò premesso, chi ha un saldo negativo sul conto e vuole tornare a respirare un po’, può andare nella sua filiale e chiedere il fido. Come? Generalmente, si compila un modulo. Dopodiché la banca farà la sua valutazione, i cui criteri non sono troppo diversi da quelli adoperati nell’esame dell’affidabilità creditizia che precede l’erogazione di un prestito.

L’istituto bancario esamina la situazione reddituale del richiedente: quindi le sue entrate, le sue uscite e gli eventuali altri impegni di spesa, inclusi mutui e prestiti. Tuttavia, se i requisiti ci sono, i tempi di concessione del fido sono tutt’altro che biblici: da pochi giorni fino al massimo a un mese, oltre il quale si può dedurre che il fido non è stato dato. Quanto si può ottenere con un fido bancario? Dipende dalla banca e dalla presenza o meno di garanzie reali o personali. Un aspetto interessante, tuttavia, è che il destinatario non deve per forza utilizzare tutti i soldi messi a disposizione dalla banca, ma anche soltanto una parte: e gli interessi vengono calcolati solamente sulla quantità di denaro realmente utilizzata, che poi è la sola che va restituita. Meglio un fido di un prestito, quindi? Dipende da ciò di cui abbiamo bisogno. Per entrambi, vale la regola di pianificare attentamente entrate e uscite per poterne assicurare il puntuale rimborso.

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Il profilo dell'autore

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blog di Maria Paulucci

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, a Milano dal 2006. Dal 2007 al 2011 ha lavorato in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori. Nell'agosto del 2011 si è unita alla squadra di Blue Financial Communication. A dicembre 2017 è iniziata la sua esperienza in AdviseOnly.

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