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Prestiti, la truffa viaggia sui social

Pubblicato il 29-05-2018 | Aggiornato il 12-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
maria paulucci
Maria Paulucci
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Voleva un prestito da 50mila euro, si è trovata a perderne 300mila. È quanto una donna ha raccontato giorni fa a una nota trasmissione televisiva di un altrettanto noto canale nazionale. Breve sintesi di quanto ha riferito: un paio di anni fa, la donna ha preso contatti via social network con alcune persone che offrivano soldi a un tasso all’apparenza conveniente. La signora ha avanzato la sua richiesta e inviato documenti e Iban per l’accredito del finanziamento. Per contro, le sono stati spediti alcuni fogli da firmare, siglati dai presunti direttore e avvocato di una banca ignota. Quando sembrava finalmente tutto a posto e pronto per l’erogazione del prestito, le è stato detto che purtroppo c’era un intoppo, per risolvere il quale sarebbe stato sufficiente versare poche centinaia di euro (2-300). La signora lo ha fatto. Il problema è stato che, a partire da quel momento e per i due anni successivi, questo genere di richieste s’è ripetuto costantemente: con i più svariati pretesti, sono stati sollecitati bonifici bancari e versamenti in ricevitoria, tutti all’estero, per “sbloccare” il prestito. Man mano che la donna pagava, riceveva documenti che avevano lo scopo di rassicurarla sulla “regolarità” della cosa. E a colpi di due o trecento euro alla volta, la donna ha finito col versare, appunto, 300mila euro. Ovviamente, senza mai vedere il prestito.

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Una truffa, insomma. Che, al contrario di quanto si possa credere, non è così rara e spesso funziona perché fa leva sui complicati meccanismi della nostra mente. Prendiamo questa vicenda come spunto per riepilogare i segnali che devono metterci in guardia tutte le volte che chiediamo un prestito. Innanzitutto, i tassi di interesse: quando sono troppo bassi, possono essere in realtà il classico “specchietto per le allodole”. Poi, come suggeriva tempo fa l’Unione Nazionale Consumatori, attenzione al destinatario al quale inviamo i nostri dati personali, incluso l’Iban: è una società autorizzata? E qual è la sua reputazione? Che sia autorizzata oppure no lo possiamo agevolmente verificare sul sito della Banca d’Italia, sul quale sono elencati gli intermediari del credito autorizzati appunto a operare.

 

Diffidare invece di personaggi e società poco chiare e di pagine web che possono sembrare appartenere a società note e che invece sono, anche queste, semplicemente trappole piazzate per rubare dati che poi vengono usati per portare a termine la truffa: le informazioni frutto del furto, infatti, possono essere utilizzate come “terminale” per i versamenti, per schermare i veri responsabili. Scegliere poi parole d’ordine non facilmente intuibili e controllare che, quando si naviga su Internet, la barra degli indirizzi sia sempre protetta e preceduta da “https” e non dal classico “http”. Oltre a installare e aggiornare periodicamente antivirus e firewall e a controllare frequentemente il proprio conto corrente, allontanarsi alla velocità della luce e segnalare istantaneamente alle forze dell’ordine chiunque, con le più svariate scuse, chieda soldi per rilasciare prestiti. Nessuno, se opera secondo la legge, vi chiederà mai denaro per “sbloccare” un finanziamento. Se lo fa, allora c’è qualcosa di molto grosso che non va.

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