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Lotta ai pignoramenti: via libera al fallimento personale

2 apr 2012 | 3 min di lettura | Pubblicato da Andrea Paternostro

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Prevenire l’usura dando una seconda possibilità a chi, in buona fede, si trovi talmente sommerso dai debiti da non riuscire a ripagarli per intero. Con questo obiettivo viene introdotto anche in Italia l’istituto della bancarotta individuale: ciascun cittadino potrà dichiarare il proprio fallimento personale e accedere così a una complessa procedura per evitare il pignoramento completo dei propri beni. Tecnicamente si tratta di una ristrutturazione della propria esposizione passiva, in pratica il vantaggio sarà quello di poter ridurre e in alcuni casi addirittura cancellare i propri debiti.

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Lo prevede un disegno di legge (noto anche come Legge Salva-famiglie) varato dal Consiglio dei ministri, che per la prima volta nel nostro Paese disciplina questo strumento mirato a reintrodurre nel sistema economico chi ha il conto corrente in profondo rosso. Secondo la Banca d’Italia, sono più di un quarto (27,7%) le famiglie italiane fortemente indebitate, oltre una su dieci delle quali in seguito a un mutuo o a un prestito). L’iniziativa è del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Zoppini, il quale ha sottolineato che il provvedimento intende tutelare i cittadini onesti in difficoltà e non dare alcun supporto a chi in malafede ha contratto debiti per importi irragionevoli rispetto alle proprie entrate finanziarie.

Un’opportunità già presente nella normativa di molti Stati europei, anche con opportuni correttivi a tutela della controparte, ovvero i creditori. In Germania, ad esempio, non viene salvato il debitore responsabile di aver acceso la maggior parte delle posizioni negative nell’ultimo anno; un meccanismo simile è applicato in Danimarca, per tutelare chi ha richiesto un finanziamento in buona fede, ad esempio prima di perdere un posto di lavoro. In Svezia, un’autorità indipendente decide sul “piano di rientro” presentato dall’insolvente.

I contenuti del ddl non sono ancora interamente noti, ma il primo passo dell’iter sarà la composizione: il debitore potrà ottenere una consulenza gratuita per predisporre un piano di rientro, che sarà poi vagliato da un giudice. In caso di esito positivo (se il programma viene considerato attendibile dal magistrato) la soluzione approvata diventa vincolante per tutti i creditori.

È questo il meccanismo della omologazione, già presente nel nostro ordinamento, che ha un effetto molto importante: consente al debitore di cancellare i propri debiti rispettando il piano di rientro e soprattutto blocca il pignoramento dei beni ed eventuali altre iniziative di attacco al patrimonio. È possibile offrire in garanzia beni di cui si è già in possesso o attesi in futuro, come le eredità. Esistono però creditori speciali da tutelare, l’esempio più comune è l’ex moglie che riceve l’assegno mensile per gli alimenti.

In altri casi, invece, si applicherà il metodo della liquidazione: è una procedura alternativa che consiste nella vendita accelerata, tramite un liquidatore nominato dal magistrato, delle eventuali proprietà (beni mobili e immobili) del debitore per sanare la situazione negativa, anche solo in parte, se sufficiente a soddisfare i creditori. Sarà decisiva quindi la valutazione del giudice, il quale dovrà tenere conto delle eventuali gravi circostanze (il peggioramento delle condizioni economiche, ad esempio dopo un divorzio, una minaccia alla salute o la perdita del lavoro) che hanno messo in difficoltà il debitore.

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