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Consumi, Italia in testa alla classifica hi-tech

11 ago 2014 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Ci sono un italiano, uno spagnolo e un tedesco: dei tre, chi spende di più in prodotti hi-tech? Facile e anche prevedibile, viste le tendenze degli ultimi anni: l’italiano. Nell’arco di tre mesi, il nostro concittadino spende 559 euro in tecnologia, distanziando il consumatore spagnolo, fermo a 360 euro, quello tedesco, a quota 323, il britannico, che in media ci investe 274 euro, e il francese, che si posiziona a 223 euro. Questo è quanto risulta dalla classifica stilata dal Samsung Techonomic Index, in base al quale il 35% degli italiani sceglie di comprare smartphone, tablet e personal computer principalmente per finalità lavorative. Non solo: lo studio rivela anche che nel nostro Paese i consumatori tendono a pianificare un numero maggiore di acquisti “mobile” per il trimestre successivo, con un 38% rispetto al 30% della media europea. E i dispositivi servono proprio a tutto: a distrarsi con giochi e musica, a informarsi con ebook e emagazine e, come si diceva, a lavorare. I contenuti di approfondimento e utilità professionale sono fra quelli per cui gli italiani spendono di più, preceduti solo dalle app per smart tv.

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Ma oltre al lavoro c’è di più: sempre secondo il Samsung Techonomic Index, al 17% degli italiani piace ricorrere alle videochiamate per mantenere i contatti con la famiglia e con gli amici. Un dato, questo, superiore alla media europea, che si posiziona al 14%. Il 64% degli italiani, contro il 54% degli europei, fa poi leva sulle piattaforme tecnologiche per comunicare le buone notizie – professionali ma non solo – alla propria rete di contatti. Insomma: cara crisi economica, toccami tutto ma non l’hi-tech. E se i soldi per finalizzare l’acquisto non sono tutti disponibili al momento, si può sempre ripiegare su un prestito. Banche e finanziarie, infatti, hanno da tempo messo a punto proposte specifiche per sostenere i consumi connessi al settore. Si tratta di prestiti finalizzati, ossia legati all’acquisto del prodotto specifico e, dunque, ad accordi precedentemente stipulati con il titolare del punto vendita.

Avviene, insomma, una sorta di “triangolazione”: la società che eroga il prestito lo accredita sul conto del venditore, che quindi è subito soddisfatto e che in più incassa una provvigione per aver messo in contatto il cliente con la banca o la finanziaria; e il cliente ottiene subito il bene che desiderava, versando poi le rate alla banca o alla finanziaria, a seconda di quale delle due ha erogato il finanziamento. Il rimborso rateale comporta ovviamente la restituzione della somma concessa per l’acquisto con tanto di interessi a corredo. A questo riguardo, ricordiamo di fare molta attenzione non solo al Tan, che è il Tasso annuo nominale e indica gli interessi dovuti, ma anche e soprattutto al Taeg, il Tasso annuo effettivo globale, che comprende anche le spese correlate al finanziamento. I requisiti per richiedere il prestito sono i soliti: età compresa tra i 18 e i 75 anni, reddito dimostrabile e residenza nel territorio italiano. L’importo può arrivare a 5mila euro e la durata del piano di rientro a 48 mesi. Chiaramente, è possibile l’estinzione anticipata.

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