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Credito e Consumi

Blog - Prestiti, 3 regole per valutarne i costi

Pubblicato il 4 giugno 2018

Tan, Taeg e tutte le altre voci che definiscono il costo di un finanziamento

Voi quale checklist seguite per controllare quanto vi costerà il prestito a cui siete interessati? Noi ne abbiamo una semplice, tre punti appena, che vogliamo condividere con voi in questo post.

1) Controllare Tan e Taeg; valutare le spese accessorie; verificare il costo dell’assicurazione. Il Tan è il Tasso annuo nominale e indica – lo abbiamo detto tante volte, ma replicare non nuoce – il tasso di interesse che la banca o la società finanziaria adotta per poter stabilire l’importo delle rate che noi dovremo poi pagare a cadenza mensile per rimborsare la somma ottenuta in prestito, con tanto di interessi. Quindi, minore è il Tan e più conveniente sarà per noi la rata del finanziamento. E questo è un indicatore importante. Ma un secondo indicatore ancora più importante è il Taeg, il Tasso annuo effettivo globale, che include le spese accessorie dandoci un’idea di quanto effettivamente ci costerà il prestito e soprattutto consentendoci di confrontarlo con le proposte di altri operatori creditizi.

Esempio: la finanziaria A ci propone un Tan più basso della banca B, ma poi ci sorprende con le spese accessorie. Per scoprire che la banca B è in realtà quella più interessante per noi dobbiamo controllare il Taeg, che appunto comprende sia il Tan sia le altre spese. Ecco, ma cosa sono le spese accessorie?

2) Verificare le spese accessorie. Come suggerisce il nome, sono quegli esborsi a nostro carico non strettamente connessi alla restituzione del prestito e al relativo versamento degli interessi. Alla voce “spese accessorie” sono in pratica riconducibili le spese di istruttoria, le spese di incasso e gestione della rata, l’imposta di bollo o l’imposta sostitutiva sul contratto, le spese di chiusura della pratica, le spese per le comunicazioni periodiche e l’eventuale polizza assicurativa.

3) L'assicurazione. Il terzo punto della checklist riguarda appunto l’assicurazione, la quale non sempre è obbligatoria. La copertura assicurativa ha l’obiettivo di tutelare sia il debitore sia il creditore dal rischio che il primo, per fondati impedimenti (infortunio permanente, grave malattia, perdita improvvisa del posto di lavoro, eccetera), non riesca più a pagare le rate del prestito. In presenza di apposita copertura, la compagnia di assicurazione si fa carico del pagamento delle rate. Tutto questo per dire che, anche se non è sempre obbligatoria, l’assicurazione sul prestito può comunque essere molto utile a farci stare un po’ più sereni, valendo così il “prezzo del biglietto”. C’è un solo caso in cui la copertura assicurativa sul finanziamento è obbligatoria ed è la cessione del quinto.

Va anche detto che, pure quando teoricamente sarebbe facoltativa, la polizza assicurativa potrebbe essere posta dalla società bancaria o finanziaria come condizione “sine qua non” per poter avere il finanziamento: ciò accade quando chiediamo una somma particolarmente consistente o quando siamo considerati “a rischio” per difficoltà con finanziamenti avuti in passato e rimaste registrate nei database di informazioni creditizie o per mancanza di un’entrata fissa mensile. In questi casi, la polizza serve in sostanza a rassicurare il creditore e comunque copre le spalle anche al debitore.

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Il profilo dell'autore

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blog di Maria Paulucci

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, a Milano dal 2006. Dal 2007 al 2011 ha lavorato in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori. Nell'agosto del 2011 si è unita alla squadra di Blue Financial Communication. A dicembre 2017 è iniziata la sua esperienza in AdviseOnly.

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