Giugno "desolante" per i consumi


I dati sul commercio al dettaglio diffusi dall’Istat attestano ancora una volta gli effetti della guerra in Medio Oriente su prezzi e consumi in Italia. Secondo l'Istat, a giugno 2026, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in lieve calo sia in valore sia in volume (-0,1%). Le vendite dei beni alimentari sono in diminuzione in valore e in volume (rispettivamente -0,4% e -0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano (+0,2% in valore e in volume). A guardare i dati viene da pensare che per fare la spesa tra poco sarà necessario ricorrere ai prestiti personali, piuù o meno come sta già avvenendo per le vacanze.
Codacons, crescita zero
Lo afferma il Codacons, commentando i dati dell’istituto di statistica. "Il valore delle vendite - spiega il Codacons in una nota ufficiale - continua a marciare a ritmi molto più sostenuti rispetto ai volumi, a dimostrazione che le famiglie devono fare i conti con i rincari dei prezzi che stanno interessando diversi comparti. Una situazione che appare lampante nel settore alimentare dove a giugno, a fronte di un aumento del valore delle vendite del +1,9% su anno, il volume rimane fermo e non registra alcuna crescita".
Primo semestre nero
Anche i dati del primo semestre dell’anno "attestano questo trend: valore delle vendite in aumento del +2,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, va i volumi segnano una variazione nulla. "Dati che, purtroppo - aggiunge il Codacons - sono destinati a peggiorare per effetti del rialzo dei carburanti registrato a luglio e che farà sentire i suoi effetti sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti"..
Unc, dati desolanti
Unione nazionale consumatori definisce "desolanti" i dati Istat di giugno, segno di un Paese che "arretra". Se a maggio, sottolinea Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, "le vendite erano almeno formalmente aumentate, anche se di un misero 0,2% su aprile, i dati di giugno attestano che si torna indietro come i gamberi. Quanto al crollo delle vendite alimentari e al fatto che gli italiani in un solo mese mangiano lo 0,5% in meno di cibo - aggiunge Dona - si tratta di una dieta impressionante, che attesta come gli italiani siano costretti a tirare la cinghia. Non che gli altri dati siano entusiasmanti. In pratica tira solo il commercio elettronico, grazie anche alla possibilità di poter confrontare più facilmente i prezzi e, quindi, risparmiare, e poi, rispetto ai prodotti, elettrodomestici e dotazioni per l'informatica".
Confcommercio, battuta d'arresto
Più o meno meno sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Confcommercio secondo cui “con il dato di giugno, l’Istat segnala una battuta d’arresto delle vendite al dettaglio in volume, con una flessione congiunturale di un decimo di punto rispetto a maggio, ma che replica l’alternanza tra segni più e segni meno che ha caratterizzato il primo semestre dell’anno in corso". La flessione, secondo Confcommercio, "deriva dal cattivo andamento del comparto alimentare (-0,5%), mentre il non food segnala un apprezzabile +0,2%. Sulla frenata delle vendite alimentari può aver influito la percezione da parte delle famiglie di una moderata crescita dei prezzi dell’alimentare rispetto al primo semestre del 2025, intorno al 2,5%, per gli effetti delle tensioni internazionali nell’area del Golfo Persico e nei conseguenti rincari dei prodotti energetici".
Primo semestre "accettabile"?
"Nel complesso, tuttavia - commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio - il primo semestre dell’anno evidenzia una crescita complessiva dei volumi di vendita di quasi l’1%, che tocca l’1,5% nel non alimentare. Sotto il profilo della forma distributiva, si registra il grande balzo del commercio elettronico (+28% tendenziale), a cui si contrappone la perdurante crisi delle piccole superfici di vendita alla terza flessione tendenziale consecutiva nell’alimentare che, nella media dei primi sei mesi dell’anno, sfiora quasi l’1% rispetto al primo semestre 2025”.

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