Si lavora di più ma si consuma meno

L’Italia è “un Paese in stallo”, con “una classe media in grande difficoltà” e dove si lavora di più ma si consuma sempre meno. È il ritratto che emerge dall’ultimo rapporto Coop.
Occupati e insoddisfatti
Rispetto al 2019, c’è un milione di italiani in più che lavora. È aumentata anche l’intensità lavorativa, con una media di 35 ore lavorate in più all’anno, che tende a segnalare più contratti stabili e a tempo pieno. In pratica, gli italiani lavorano di più, ma con stipendi reali (cioè al netto dell’inflazione) fermi al palo che non permettono di tradurre il lavoro in consumi.
Emerge quindi una forte insoddisfazione, non solo economica: il 93% degli occupati afferma di voler cambiare “almeno un aspetto” del proprio lavoro.
Una nuova “sintassi dei consumi”
Nonostante un aumento dell’occupazione possa far pensare a una situazione economica più solida, quindi, la realtà dice l’esatto contrario. Davanti a spese obbligate e inevitabili - come la rata di un prestito o le bollette – gli italiani provano a mantenere in equilibrio il budget familiare ridisegnando quella che il rapporto chiama “sintassi dei consumi”: il 65% degli intervistati afferma di averli ridotti, il 62% di aver diminuito le occasioni di convivialità fuori casa e il 38% che il cibo pronto dei supermercati è diventata un’alternativa al ristorante.
Il ritorno dei supermercati
Il consumo di cibo è cambiato. Sia per abitudini che per questioni economiche. Pranzi e cene sono sempre più domestici, con il volume delle vendite cresciuto del 5,6% negli ultimi sei anni.
I discount, che negli anni passati avevano conquistato spazio, hanno smesso di crescere (+0,5% tra il 2025 e il 2026). Torna invece protagonista il supermercato classico (+2,4%), anche grazie all’offerta di prodotti che intercetta la richiesta crescente di cibi freschi, salutari e vegani.
La seconda vita dei prodotti
Guardando anche oltre il cibo, Coop individua la tendenza a tagliare i consumi superflui e a dare una seconda vita ai prodotti. La necessità di risparmiare diventa così “tratto culturale”. Lo dimostra, tra le altre cose, la crescita - definita dal report “enorme” – dell’acquisto di smartphone ricondizionati.

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