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Perché l’Antitrust si occupa (anche) di prestiti

18 dic 2020 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Chi ha problemi con i prestiti – o con ogni altro prodotto del credito al consumo – ha tutta una serie di autorità alle quali può rivolgersi. Dipende, ovviamente, dal tipo di problema che deve affrontare.

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Di fronte a una pubblicità ingannevole o a una pratica commerciale poco o per nulla corretta, può far valere le sue ragioni davanti all’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato,anche nota come Antitrust.

Che cos’è l’Agcm

Il sito istituzionale spiega che è “un’autorità amministrativa indipendente che svolge la sua attività e prende decisioni in piena autonomia rispetto al potere esecutivo”, istituita con la legge 287/1990.

Fra le sue competenze annovera la tutela del consumatore: in principio vigilando sulla pubblicità ingannevole, poi valutando anche la pubblicità comparativa, e in seguito imponendo multe. Nel 2007, con l’attuazione di una direttiva europea, alle competenze si aggiunge la tutela del consumatore “contro tutte le pratiche commerciali scorrette delle imprese”.

Attualmente, oggetto di sanzione Antitrust – che può intervenire anche in via cautelare – sono tutti i tentativi di un’azienda “di falsare le scelte economiche del consumatore”. Come? Per esempio, omettendo informazioni di rilievo, “diffondendo informazioni non veritiere o ricorrendo a forme di indebito condizionamento”.

In più, l’Antitrust può vagliare le clausole inserite nei contratti proposti ai consumatori per verificarne l’eventuale vessatorietà. E può farlo anche per conto di quelle società che le chiedono preventivamente un parere.

I consumatori, da parte loro, possono inoltrare segnalazioni all’Agcm tramite apposito “bottone” sul sito istituzionale dell’autorità. Nel mirino dell’Antitrust possono finire anche i contratti di credito al consumo.

Cosa dice l’Antitrust sui prestiti?

Ebbene sì, l’Antitrust si occupa anche di finanziamenti. Nel corso del 2020, per esempio, si è espressa sulle sospensioni del versamento delle rate da parte di consumatori e imprese nel quadro delle moratorie su prestiti e mutui varate per fronteggiare l’emergenza Covid-19, ma anche sulle polizze abbinate ai prestiti.

Sul primo punto, fra le altre cose, ha ritenuto che in alcuni casi siano mancate le necessarie informazioni “sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori”.

Ha anche riscontrato che qualche società finita sotto la sua lente avrebbe “posto indebite condizioni all’accesso a tali misure”, come per esempio l’apertura di un conto corrente o il possesso di specifici requisiti non previsti dalla normativa, oppure avrebbe cercato “di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose rispetto a quelle di cui al decreto legge Liquidità”.

E poi c’è l’altro tema caldo: l’Antitrust è tornata a censurare la pratica, che parrebbe non rara presso i finanziatori, di dire ai clienti che, per ottenere il prestito, devono stipulare assicurazioni che nulla hanno a che vedere con la linea di credito di cui hanno fatto richiesta.

Comportamenti trasparenti, messaggi chiari

Ma se i comportamenti devono essere trasparenti, contratti e pubblicità devono essere cristallini: ce lo ricorda anche Bankitalia quando ci dice, per esempio, che i messaggi pubblicitari non devono trarci in inganno parlando di “tasso zero” quando il tasso cui si riferiscono è il Tan e non il Taeg, indicatore per eccellenza del costo del credito.

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