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Festeggiare con un prestito

18 set 2020 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Fra le moltissime cose che il Covid-19 ha modificato facendo irruzione nelle nostre vite, c’è il modo in cui viviamo le più importanti cerimonie della nostra vita, dai sacramenti religiosi (matrimonio incluso, per chi sceglie il rito di Santa Romana Chiesa) alle feste per i 18 anni e per la laurea. Onde evitare assembramenti ancora oggi assai rischiosi, la sobrietà, a cominciare dai numeri, è diventata, più che una scelta, una condizione necessaria. Meno partecipanti, quindi. Ma perché rinunciare alla qualità? Ricevimento, bomboniere, fotografo: sì, si può. Naturalmente, sempre nel rispetto delle misure anti-Covid. Ma ricevimento, bomboniere e fotografo, se proprio non si vogliono ridurre le spese all’osso, hanno un certo costo. Cui si può far fronte con un prestito personale, eventualmente anche con cessione del quinto. Il prestito personale, lo ricordiamo, è quello che di solito chiediamo per soddisfare generiche esigenze di liquidità, senza alcun vincolo legato all’obiettivo di spesa, sia esso un bene (per esempio, un’automobile o un frigorifero) o un servizio (un viaggio oppure cure mediche).

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Con il prestito personale, il creditore consegna l’importo al consumatore accreditandoglielo in un’unica soluzione. Il consumatore si farà poi carico di rimborsarglielo a rate. Per proteggersi dal rischio che il finanziamento non venga restituito, il creditore - sia esso banca o società finanziaria - può domandare garanzie personali come la fideiussione e/o la sottoscrizione di una polizza assicurativa. La fideiussione, lo ricordiamo, consiste nell’impegno a onorare il debito di un’altra persona, qualora questa dovesse rivelarsi insolvente per cattiva intenzione o per malaugurata difficoltà. E passiamo quindi al prestito contro cessione del quinto, con annessa (per chi può e vuole) delegazione di pagamento. Come abbiamo detto tante volte in questo spazio - e come segnala la Banca d’Italia nella sua guida al credito ai consumatori - “la legge consente ai lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e ai pensionati di restituire la somma avuta in prestito cedendo al finanziatore fino a un quinto del loro stipendio o della loro pensione”. La restituzione del prestito è sempre rateale, ma stavolta è il datore di lavoro o l’ente previdenziale a trattenere la rata dallo stipendio o dalla pensione versandola al finanziatore.

I pensionati possono chiedere soltanto la cessione del quinto, perché nel loro caso la somma trattenuta sulla pensione non può superare il quinto del totale. Al contrario, il dipendente può presentare richiesta per un finanziamento di ammontare superiore, aggiungendo al quinto un ulteriore quinto dello stipendio. Come? Stipulando con il creditore, oltre alla cessione del quinto, anche la cosiddetta “delegazione di pagamento”. Con una differenza che abbiamo già menzionato in altre occasioni: se da una parte, infatti, il datore di lavoro è tenuto ad aderire alla cessione del quinto, dall’altra può anche non aderire alla delegazione di pagamento. In ogni caso, con la cessione del quinto occorre stipulare una polizza assicurativa a copertura del rischio di morte e/o perdita del posto di lavoro del debitore. Ultimo ma non meno importante: chi chiede la cessione del quinto gode delle tutele e dei diritti previsti nel credito ai consumatori, indipendentemente dall’ammontare del finanziamento.

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