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La tegola d'estate: la tariffa Ue sull'e-commerce

Pubblicato il 07-07-2026 | Aggiornato il 08-07-2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da
franco canevesio
Franco Canevesio
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È un'estate torrida quella che si abbatte sull'e-commerce italiano. Dal primo luglio, infatti, è in vigore il dazio da 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro che arrivano via e-commerce. Una misura che, secondo la Commissione europea, risponde a esigenze di concorrenza, equità e sicurezza per i consumatori. I dubbi sono tanti soprattutto in ordine alle cifre che dovranno sborsare gli acquirenti: numeri che, di certo, non obbligheranno i consumatori ad attivare prestiti personali pur di accaparrarsi l'oggetto del desiderio ma che, altrettanto certamente, graveranno sui bilanci già magri dei consumatori italiani.

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E-commerce a basso prezzo: le ragioni dell'Ue

Le tariffe si applicheranno dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028, quando sarà operativo il centro doganale digitale dell’UE per il commercio elettronico e i dazi doganali saranno calcolati in base al valore, all’origine e alla classificazione tariffaria della merce. Un esempio pratico è presto fatto: se la spedizione inferiore a 150 euro contiene cinque magliette, il dazio sarà di 3 euro ma se il pacco in arrivo, sempre inferiore a 150 euro complessivi, contiene una t-shirt e un orologio, il dazio sarà di 6 euro perché corrisponde a due voci diverse. 

Salvaguardia dell'economia UE o balzello?

La novità che si abbatte sull’e-commerce a basso prezzo in arrivo da paesi extra UE (la Cina, in primis, per intenderci) secondo quanto rivendica la Commissione europea, è “fondamentale per salvaguardare l’economia dell’UE da una concorrenza distorta e proteggere i consumatori dai rischi di prodotti non sicuri”. La misura, insomma, secondo Bruxelles, andrà a colpire i piccoli pacchi low cost di merce che arrivano soprattutto dalle piattaforme cinesi e asiatiche, che hanno conosciuto una crescita esponenziale negli ultimi anni.  

Bruxelles, dazio per garantire condizioni eque  

Il dazio da 3 euro, spiega la Commissione, “contribuirà a garantire condizioni eque per le imprese dell’Ue e scelte sicure per i consumatori, in risposta all’impennata di miliardi di beni di commercio elettronico di basso valore che entrano nell’Ue. Le merci provenienti da paesi terzi acquistate online e spedite direttamente ai consumatori pagheranno ora un dazio doganale di 3 euro per articolo”. 

Nuova tegola sui consumatori

Dall'altra parte della barricata, cioè dal lato consumatori finali, si parla, invece, molto più semplicemente di una 'nuova tegola' anche se la Commissione UE precisa che “i consumatori europei non sono responsabili del pagamento dei dazi alle autorità doganali. I dazi sono riscossi dalle autorità doganali dalle piattaforme o da qualsiasi altra attività coinvolta nella vendita e nel trasporto delle merci importate. I consumatori che acquistano online sono quindi risparmiati dal pagamento aggiuntivo alla consegna”. 

La spiegazione della Commissione non convince

La Commissione scrive che “la responsabilità legale di pagare correttamente il dazio doganale di 3 euro all’arrivo nell’UE spetta alle piattaforme e ai venditori, o al vettore o all’agente che dichiara le merci alle autorità doganali. Non si tratta quindi di un addebito riscosso dall’acquirente al momento della consegna”. Una spiegazione che però non risolve la questione, perché l’esito più facile è che i 3 euro verranno aggiunti al prezzo del prodotto acquistato, inglobandoli dunque nel prezzo del prodotto finale.  

Un nuovo balzello per le famiglie

Non è tutto perché, visto che si parla di prodotti a basso costo, il rincaro in termini percentuali sarà anche a doppia cifra. Tanto è vero che le associazioni dei consumatori hanno già denunciato che tutto si risolverà in un nuovo balzello sulle famiglie, con l’aumento dei costi dei prodotti acquistati online e la penalizzazione di quanti vivono in aree poco servite dai negozi. 

I dazi secondo Bruxelles

La Commissione europea adduce come ragioni alla base del dazio una serie di fattori che fanno riferimento a squilibri concorrenziali, desertificazione commerciale e produzione di rifiuti. Bruxelles spiega infatti che l’esenzione dei dazi doganali era stata concepita quando gli acquisti online erano occasionali. Ora non è più così.  

La crescita dell’e-commerce

Di sicuro c’è, come detto, la crescita del commercio online: solo nel 2025, spiega Bruxelles, 5,9 miliardi di articoli in pacchetti di basso valore provenienti da paesi terzi sono arrivati sul mercato europeo e ogni giorno più di 16 milioni di pacchi vengono sdoganati ai consumatori nell’Ue. “Oggi, i pacchetti di basso valore rappresentano il 97% di tutti gli articoli importati nell’UE, ma rappresentano solo il 2% del valore delle importazioni dell’UE. Con il mutare dei modelli commerciali, la concorrenza in questo settore economico non è più equa”. 

Prodotti rischiosi

Oltre a questo, la Commissione fa riferimento ai rischi che vengono da alcuni prodotti a basso costo. “La rapida crescita del commercio elettronico - scrive la Commissione - ha anche comportato maggiori rischi per i consumatori. Un’indagine condotta a livello dell’UE nel 2025 ha rilevato che oltre il 60% delle merci di basso valore che entrano nell’UE non è conforme ai requisiti dei prodotti o alle norme di sicurezza. Ciò significa che possono contenere ingredienti tossici o essere etichettati in modo errato, mettendo i consumatori in pericolo”. 

Obiezione non accolta

Anche in questo caso, l’obiezione è semplice: se i prodotti sono pericolosi, non è un dazio che può intervenire, ma misure di diverso tipo, controlli, ritiro dal mercato, pressione sulle piattaforme di e-commerce perché intervengano in prima persona. Come è discorso complesso quello della fast fashion e della ultra fast fashion, che di sicuro alimenta produzione di rifiuti e inquinamento, cosa che richiede di agire però in più direzioni sull’intero settore e non solo per la fast fashion di prodotti extra Ue.

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