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Prestiti e divorzio

14 gen 2013 | 3 min di lettura | Pubblicato da Maria Paulucci

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Incomprensioni, incompatibilità, litigi. Spesso c’è questo, alla base di una rottura. E non è un mistero: lasciarsi, per quanto doloroso, è molto più facile se non c’è un matrimonio di mezzo. Separazione, divorzio, spese legali: dirsi addio costa, e non certo pochi spiccioli. Soprattutto in presenza di conflitti e rancori. Non si pensi, però, che in caso di consenso la separazione e il divorzio siano poco dispendiosi. Se c’è l’accordo, la cifra in media va dai 2.500 ai 3.000 euro. Da dividere in due, se si ricorre allo stesso avvocato. Una scelta molto sensata, questa, ma possibile solo se marito e moglie non si dichiarano guerra. Se invece l’accordo non si riesce a trovare, la spesa indicativamente è tra i 3.000 e i 5.000 euro. A testa. Questi sono i “prezzi base”: se il procedimento si dilunga e si complica, si può arrivare a spendere di più. Alcuni, nei forum in Rete, sostengono che ci si possa separare semplicemente compilando qualche modulo, senza ricorrere alla consulenza degli avvocati, che poi è la voce di spesa principale. Attenzione, però: se state pensando di mettere fine al vostro rapporto coniugale, vi converrà sentire un esperto, magari qualcuno che già conoscete e di cui potete fidarvi, per essere sicuri che tutti i vostri interessi saranno tutelati. Possibilmente in un clima di serenità, per il bene vostro e per quello dei vostri figli, se ne avete.

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Ma qual è la differenza tra separazione e divorzio? In pratica, il divorzio determina lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si dice “congiunto” se i coniugi sono d’accordo su tutte le condizioni, “giudiziale” se le posizioni non coincidono. La separazione legale non mette fine al rapporto matrimoniale ma ne sospende gli effetti in vista di una riconciliazione o del divorzio. Secondo i dati diffusi di recente dall’Istat, nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160. Entrambi in continua crescita: se nel 1995 si registravano 158 separazioni e 80 divorzi ogni 1.000 matrimoni, nel 2010 le separazioni sono state 307 e i divorzi 182. Il procedimento che va per la maggiore è quello di tipo consensuale, preferito nell’85,5% delle separazioni e nel 72,4% dei divorzi.

Come pagare, però, se non si ha a disposizione la somma che serve? Volendo, si può valutare la possibilità di ricorrere a un prestito. Non tutte le proposte di banche e finanziarie chiedono di specificare la finalità del finanziamento, senza contare che alcune offerte servono per sostenere la “liquidità”, ovvero per mettere a disposizione una somma di denaro liquida che può essere gestita a discrezione del cliente. Alcuni prodotti di banche e finanziarie, a fronte di una richiesta di finanziamento di 10mila euro, prevedono piani di rimborso in sei anni e con rate da meno di 200 euro al mese, anche per chi non ha un reddito da lavoro dipendente e magari è lavoratore autonomo, libero professionista o disoccupato. Dipendenti e pensionati, volendo, potrebbero sondare la possibilità della cessione del quinto, una forma di finanziamento studiata solo per queste due categorie.

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