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Longevity e credito al consumo

Pubblicato il 25-09-2026 | Aggiornato il 28-09-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
maria paulucci
Maria Paulucci
Anziani al PC licenza standard c pikselstock

La longevity – cioè la nostra capacità di vivere più a lungo anni di vita attiva e appagante – è una bella cosa sotto tanti punti di vista. Ma, come diceva il noto supereroe, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

E la nostra responsabilità, in quanto persone mediamente destinate a vivere più a lungo, è quella di imparare a gestire un mondo nel quale si fanno meno figli, sale il numero di persone anziane e cambiano gli equilibri fra le varie generazioni.

Al primo gennaio 2026, in Italia gli over 65 rappresentavano il 25,1% della popolazione, mentre gli under 15 erano appena l’11,6%. Nel 2025 sono nati circa 355mila bambini e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14. La speranza di vita è intanto arrivata a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 per le donne.

Numeri destinati a condizionare molti ambiti. Incluso quello del credito al consumo. Se la vita si allunga, infatti, cambia anche il modo in cui spendiamo, risparmiamo e distribuiamo le risorse nel tempo. Di riflesso, possono mutare anche i motivi per i quali si chiedono prestiti.

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Un sessantacinquenne di oggi è diverso rispetto al passato

Oggi un sessantacinquenne può avere davanti a sé venti o trent’anni di vita. Molti dei quali attivi. Può perciò continuare a viaggiare, cambiare auto, ristrutturare casa, acquistare tecnologia o sostenere economicamente figli e nipoti. È la cosiddetta Silver Economy, che considera le persone più mature veri e propri consumatori, con esigenze, risorse e progetti specifici.

Segue la generazione di mezzo: i cinquantenni e i sessantenni, cioè, che possono trovarsi nella situazione di dover aiutare figli non ancora completamente autonomi e genitori che invece sono molto anziani. È quella che viene spesso definita “Sandwich Generation”, presa nel mezzo tra bisogni (anche finanziari) di due generazioni diverse.

Anche i più giovani, ovviamente, cambiano. L’ingresso stabile nel mondo del lavoro, l’uscita dalla famiglia di origine e la formazione di una nuova famiglia avvengono tendenzialmente più tardi rispetto al passato. E le esigenze finanziarie (un corso di formazione, uno scooter o un’auto per lavorare, l’arredamento della prima casa, un computer, eccetera) possono arrivare in momenti nei quali non si dispone ancora delle risorse necessarie.

La longevity, insomma, allunga e rende meno prevedibile l’intero ciclo finanziario della vita.

Credito al consumo e longevity: quali possono essere gli strumenti?

Gli strumenti a disposizione dei consumatori più maturi possono essere diversi.

  • C’è il prestito finalizzato, collegato all’acquisto di uno specifico bene o servizio: è il classico finanziamento proposto quando si compra un’auto, un elettrodomestico o altri prodotti o servizi (vacanze, viaggi, cure dentistiche, eccetera).

  • Con un prestito personale, invece, ricevi una somma che puoi utilizzare senza che sia necessariamente collegata a un singolo acquisto.

  • Per lavoratori dipendenti e pensionati c’è poi la cessione del quinto. La rata viene trattenuta direttamente dallo stipendio o dalla pensione e non può superare, appunto, un quinto dell’importo cedibile. Per i pensionati, l’Inps verifica una serie di condizioni a tutela del richiedente e il finanziamento può avere una durata massima di dieci anni.

Una forma ormai molto familiare – e non solo negli acquisti online – è il Buy Now, Pay Later, il “compra ora, paga dopo”: bastano pochi clic e l’esborso viene suddiviso in più pagamenti. Proprio questa semplicità, però, impone maggiori cautele e attenzione.

Credito: più che l’età, conta (come sempre) la sostenibilità

A venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta o settant’anni, l’iter comunque non cambia. Premettendo che generalmente il credito al consumo si concede a chi ha un’età non superiore ai 75 anni, in ogni caso, prima di approvare il finanziamento, l’intermediario valuta il cosiddetto merito creditizio, vale a dire la capacità del richiedente di restituire il denaro ricevuto.

È una valutazione che ognuno, a qualunque età, dovrebbe preliminarmente fare su se stesso/a, domandandosi: la rata che mi si prospetta è sostenibile non solo oggi, ma per tutta la durata del finanziamento?

E più l’età è matura, più la risposta è cruciale.

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