Fiducia e credito


Ad agosto, l’indice Istat sulla fiducia dei consumatori è salito: da 94,2 a 94,5. Un miglioramento alquanto contenuto, è vero. Ma magari sufficiente a convincere qualche famiglia a programmare acquisti e spese. Anche di una certa rilevanza. Ricorrendo, in alcuni casi, al credito al consumo.
La maggior fiducia, però, non deve far passare in secondo piano la regola di sempre: quella, cioè, della sostenibilità degli impegni finanziari.
La fiducia dei consumatori è aumentata ad agosto
L’Istat stima un aumento del clima di fiducia dei consumatori ad agosto, con l’indice che cresce da 94,2 a 94,5. Dietro la variazione generale, però, emergono dinamiche variegate.
Il miglioramento più palese riguarda il clima economico, che passa da 90,9 a 92,3.
Aumenti più contenuti interessano il clima corrente, da 97,4 a 97,8.
Lo stesso vale per il clima futuro, da 89,8 a 90,2.
Il clima personale resta stabile a 95,4.
Perché la fiducia può incidere sulle decisioni di spesa?
La fiducia dei consumatori è un indicatore che restituisce in sintesi la percezione delle famiglie sulla situazione economica generale e sulle prospettive del singolo nucleo. Quando la percezione migliora, può aumentare anche la disponibilità a effettuare acquisti che prima avevano subito un rinvio.
Acquisti che, naturalmente, possono essere di piccola, media o grande entità.
In queste circostanze, può entrare in scena il credito al consumo. Si può ben intuire il perché: se una persona o una famiglia percepisce una maggiore stabilità economica e/o guarda con più serenità ai mesi successivi, può sentirsi più disponibile ad assumersi un impegno finanziario rateale.
È chiaro che un incremento della fiducia non comporta un’immediata corsa alle richieste di finanziamento: su questo tipo di decisioni incidono anche il flusso reddituale, il costo del credito, l’inflazione, la capacità di risparmio e le condizioni applicate dagli intermediari.
Più fiducia non significa maggior capacità di rimborso
Il che ci porta a un punto da considerare con estrema attenzione. Percepire un miglioramento della situazione economica può favorire consumi e investimenti familiari, d’accordo, ma la maggior fiducia non coincide automaticamente con una più alta capacità di sostenere il rimborso rateale di un qualunque finanziamento.
Prima di richiedere un prestito, quindi, è utile distinguere fra ciò che una famiglia si sente più propensa a spendere e ciò che può effettivamente permettersi di spendere nel medio periodo.
Il parametro centrale rimane il bilancio familiare: il reddito disponibile, le spese ricorrenti, gli eventuali altri finanziamenti già in corso e il margine necessario per affrontare gli imprevisti.
Credito al consumo: la rata non è l’unico dato da guardare
Anche nelle fasi di maggior fiducia, è d’obbligo, per le famiglie, valutare correttamente l’opportunità di richiedere un finanziamento e, subito dopo, la sua effettiva convenienza. Come? Considerandone la durata e il costo totale (attraverso il Taeg, ossia il Tasso annuo effettivo globale) e confrontando, sotto questi aspetti, più di un’offerta.
Una rata all’apparenza contenuta, per esempio, può dipendere da una durata più lunga e comportare un costo complessivo maggiore.
La fiducia cambia, ma la regola resta quella di sempre
La fiducia dei consumatori è, ovviamente, un parametro che oscilla nel tempo. Ma le decisioni di spesa, di investimento ed eventualmente di indebitamento vanno ragionate con la testa sempre. Anche quando ci si sente più ottimisti. Questa è una regola fissa.
E la decisione di indebitarsi deve poggiare su una cosa, soprattutto: ossia, la sostenibilità presente e futura dell’impegno che ci si assume.
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