Eredità e prestiti


L’aspettativa di entrare in possesso, in futuro, di una casa, di denaro o di altri beni può modificare il modo in cui spendiamo, risparmiamo, investiamo e facciamo ricorso al credito.
Questo è quanto si legge in controluce nello studio “La ricchezza futura: aspettative in materia di eredità e decisioni economiche delle famiglie” (titolo originale: “The wealth yet to come: inheritance expectations and households’ economic decisions”), recentemente apparso sul portale della Banca d’Italia.
Il documento mostra qualche interessante associazione statistica (e non – attenzione – un rapporto di causa ed effetto) fra l’aspettativa di ricevere un’eredità e alcune decisioni economiche.
Sotto la lente, il comportamento delle famiglie italiane che dichiarano di aspettarsi un’eredità o una donazione e il confronto con i nuclei che hanno caratteristiche economiche e sociali simili, ma che non prevedono di ricevere trasferimenti di patrimonio.
Quante famiglie italiane si aspettano un’eredità?
Lo studio si rifà ai dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane condotta dalla Banca d’Italia. In particolare, si concentra sull’edizione del 2014, nella quale ai partecipanti era stato chiesto se prevedessero di ricevere in futuro un’eredità, una donazione o un altro trasferimento di valore (senza ulteriori specifiche sull’importo atteso o sul momento previsto per il trasferimento).
Il 14,4% delle famiglie intervistate dichiarava di aspettarsi un trasferimento patrimoniale.
Il 34,2% lo aveva già ricevuto.
Il 5,6% rientrava in entrambe le categorie.
Circa il 57% non aveva ricevuto eredità in passato e non si aspettava di riceverne in futuro.
Chi aspetta un’eredità tende a consumare di più
A parità delle principali caratteristiche osservabili, le famiglie che prevedono di ricevere un’eredità presentano consumi complessivi superiori di circa il 7%. La differenza riguarda sia i beni e i servizi acquistati abitualmente, per i quali la spesa risulta più alta di circa il 6%, sia la probabilità di acquistare beni durevoli, come automobili, mobili o elettrodomestici.
Il comportamento è coerente con un principio noto nell’economia delle famiglie: le persone prendono decisioni in base al reddito disponibile oggi, certamente, ma anche considerando le risorse di cui si aspettano di disporre nel corso della vita.
Eredità (forse) in vista: il risparmio diminuisce
Lo studio rileva anche che le famiglie in attesa di un’eredità risparmiano circa il 17% in meno rispetto a famiglie comparabili che non prevedono trasferimenti futuri.
Le ragioni possono essere diverse.
Chi pensa di ereditare un’abitazione potrebbe ritenere meno necessario accumulare denaro per comprarne una.
Chi prevede di ricevere un patrimonio consistente potrebbe ridurre il risparmio destinato alla pensione o agli imprevisti.
Non è affatto detto, però, che il patrimonio futuro sia liquido e, dunque, immediatamente utilizzabile. Va bene che, nel nostro Paese, l’eredità è spesso costituita da immobili, ma proprio questi beni si rivelano in varie occasioni difficili da rivendere (e convertire, così, in denaro liquido). Senza contare la presenza di altri eredi, che può allungare i tempi e ridurre l’importo effettivo finale.
Eredità: qual è l’effetto sul credito al consumo?
Il legame con il credito al consumo è più marcato fra i nuclei che gli autori e le autrici dello studio definiscono “hand-to-mouth”, ossia – potremmo dire – che vivono alla giornata. Questi nuclei possono avere un reddito o persino un patrimonio, ma dispongono di scarsa liquidità immediatamente utilizzabile. L’aspettativa di una futura eredità potrebbe quindi incoraggiarli ad anticipare i consumi attraverso un finanziamento.
Spendere in scia al patrimonio di domani
E veniamo alla lezione che possiamo trarre dallo studio. Utilizzare un finanziamento vuol dire prendere una spesa presente e tradurla in un impegno futuro. L’eredità, al contrario, resta una risorsa futura incerta per valore, composizione e tempi.
Si crea così uno squilibrio: la rata è certa e ha una scadenza precisa; l’eredità, invece, il più delle volte non lo è. Sarebbe quindi meglio sostenere un prestito attraverso il reddito e le risorse già disponibili, senza dover per forza aspettare l’eredità, la futura vendita di un immobile o, più genericamente, altre entrate non ancora realizzate.
L’eredità potrà eventualmente fare da rinforzo, consentendo di estinguere il debito in anticipo. Non dovrebbe, però, essere indispensabile per riuscire a far fronte al rimborso rateale.
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