Credito al consumo, in arrivo più tutele


Comprare uno smartphone in tre rate, finanziare l’acquisto dell’auto nuova o, più semplicemente, chiedere un prestito personale. Il credito al consumo è già, per molti aspetti, parte della vita quotidiana di moltissime persone. E con la crescita degli acquisti online e delle formule di pagamento dilazionato, è diventato anche più facile e immediato da domandare. E utilizzare. Proprio per questo, le regole si stanno adeguando.
È stato uno dei temi al centro dell’evento conclusivo di “Pronti a Contare”, che si è svolto il 17 settembre al Teatro Italia di Roma e ha radunato più di cento partecipanti fra associazioni dei consumatori, istituzioni, operatori del credito, cittadini ed esperti del settore.
Il progetto, promosso da Adiconsum insieme a Confconsumatori, Codacons, Ctcu, Movimento consumatori e Movimento difesa del cittadino, è nato per rafforzare la conoscenza degli strumenti di credito e dei diritti di chi li utilizza.
Nuova direttiva sul credito al consumo: regole nuove per un mondo nuovo
Al centro del confronto, in particolare, la Ccd2, la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori che in Italia è stata recepita con il decreto legislativo 212 del 31 dicembre 2025, entrato in vigore il 10 gennaio 2026. Per l’adeguamento degli operatori, però, la data di riferimento è il 20 novembre 2026. Il decreto prevede inoltre che, qualora le disposizioni attuative della Banca d’Italia entrassero in vigore più tardi, il termine possa slittare a 90 giorni dalla loro entrata in vigore.
Le nuove regole si sono rese necessarie perché la precedente disciplina europea risale al 2008. Pare l’altro ieri, giusto? E invece sono già passati 18 anni: i ragazzi e le ragazze nati nel 2008 quest’anno diventano maggiorenni. Da allora a oggi, il mondo è cambiato un bel po’.
Oggi un finanziamento si può richiedere interamente online, magari dallo smartphone e in pochi minuti. Accanto ai tradizionali prestiti personali e finalizzati, sono cresciute nuove formule, a partire dal Buy now pay later, il “compra ora, paga dopo”, proposto sempre più spesso durante gli acquisti online e non solo.
La Ccd2 nasce proprio con l’obiettivo di aggiornare le tutele a questo nuovo scenario digitale, riducendo il rischio che la facilità con cui si può accedere al credito faccia perdere di vista il fatto che anche ogni rata, per quanto piccola, è comunque un impegno finanziario. Con tutto quello che ciò comporta.
Con la nuova direttiva, anche i piccoli finanziamenti entrano nel radar
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda l’ambito di applicazione delle regole. La precedente normativa escludeva, tra le altre cose, i crediti inferiori a 200 euro e alcune forme di finanziamento gratuite o di brevissima durata. Con la nuova disciplina, quell’esclusione generale viene meno e il perimetro si allarga, arrivando in linea di massima fino ai finanziamenti da 100.000 euro. Per alcuni tipi di credito particolarmente modesti, potranno comunque essere previste regole semplificate.
Il cambiamento interessa anche molte formule di Buy now pay later, soprattutto quando nella dilazione interviene un soggetto finanziario terzo rispetto al venditore. La normativa italiana mantiene però specifiche esclusioni, per esempio per alcune dilazioni gratuite concesse direttamente dal venditore entro determinati limiti di tempo.
La logica sottostante, in ogni caso, è chiara: la tutela deve dipendere dalla sostanza dell’operazione, non soltanto dall’etichetta utilizzata per presentarla al cliente.
L’importanza di capire la sostenibilità di un certo credito
Un altro punto centrale riguarda la valutazione del merito creditizio, ossia la verifica della capacità del consumatore di restituire il finanziamento. La nuova disciplina richiede una valutazione approfondita basata su informazioni pertinenti e proporzionate, come reddito, spese, debiti già esistenti e situazione economico-finanziaria. L’obiettivo è prevenire concessioni irresponsabili e situazioni di sovraindebitamento.
Un punto estremamente interessante: i social network non possono essere utilizzati come fonte per stabilire il merito creditizio e, quando la valutazione viene effettuata attraverso processi automatizzati, il consumatore può:
- chiedere un intervento umano;
- ottenere una spiegazione comprensibile della decisione;
- eventualmente, chiederne il riesame.
Le nuove regole intervengono anche sulla comunicazione commerciale, che dovrà essere corretta, chiara e non ingannevole. La direttiva vieta, per esempio, messaggi che facciano intendere che ricorrere al credito possa di per sé migliorare la situazione finanziaria del consumatore o aumentare le sue risorse disponibili. La pubblicità dovrà inoltre ricordare in modo evidente che prendere denaro in prestito ha un costo.
La direttiva prevede anche strumenti per intervenire se e quando il consumatore inizia ad avere difficoltà nel rispettare le scadenze. Prima dell’avvio di procedure esecutive, i creditori sono chiamati, quando appropriato, a valutare misure che tengano conto della situazione individuale del cliente.
Inoltre, devono essere disponibili servizi indipendenti di consulenza sul debito, facilmente accessibili alle persone che incontrano o rischiano di incontrare problemi nel rispettare gli impegni finanziari.
La chiave di volta resta la consapevolezza del consumatore
La tutela più efficace, tuttavia, parte dalla consapevolezza e dalla corretta informazione: capire cosa si sta firmando, quindi, e ricordare che la facilità con cui si può ottenere credito non coincide in automatico con la facilità con cui lo si potrà restituire.
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