Credito: sapere è potere


Acquistare, dilazionare, rateizzare: tutto pare diventato più semplice. Proprio per questo, l’educazione finanziaria oggi è ancora più importante. Uno spunto di riflessione in materia è recentemente arrivato dal rapporto 2026 del Tiaa Institute e del Global financial literacy excellence center, che fotografa dieci anni di alfabetizzazione finanziaria negli Stati Uniti d’America.
Sì, il campione è “made in Usa”: però le conclusioni, come vedremo, aprono più di uno spunto di riflessione anche sui consumatori del Vecchio Continente. E del nostro Paese.
Situazione delicata tra i più giovani
Nell’ultima rilevazione, i partecipanti hanno risposto correttamente, in media, a meno della metà (47%) delle 28 domande dell’indice. La Generazione Z (quella dei nati tra la seconda metà degli anni Novanta e il 2012) ha risposto correttamente, in media, al 38% delle domande.
In linea generale:
fra il 2017 e il 2026, il punteggio relativo alla gestione dei consumi è diminuito di cinque punti percentuali;
quelli riguardanti credito, reddito, assicurazioni e comprensione del rischio sono scesi di tre punti;
solo il 39% delle domande sul rischio ha ricevuto una risposta corretta nel 2026.
È importante precisarlo: si tratta di dati statunitensi e non di una misurazione relativa a noi italiani o ai nostri ragazzi. È un segnale, però. Anche da noi, infatti, si sono grandemente moltiplicate le opportunità di scelta ma, per contro, le conoscenze e competenze legate alla vita quotidiana sembrano far fatica a tenere il passo.
Se lo shopping diventa “automatico”
Le piattaforme digitali sono progettate per ridurre l’attrito: i dati sono già memorizzati, le approvazioni procedono spedite, le rate sono preselezionate, i pagamenti avvengono con un clic.
Sul piano dell’esperienza d’uso, è tutto sicuramente molto vantaggioso. Dal punto di vista finanziario, però, un minimo di attrito può deporre a favore del consumatore, perché lo obbliga a fermarsi, a ragionare e a distinguere un desiderio momentaneo da un bisogno reale.
La facilità del pagamento, fra le altre cose, può alterare la percezione del costo. Dover sborsare subito 600 euro produce dentro la nostra testa un effetto diverso rispetto alla prospettiva di dodici rate da 50 euro ciascuna (alle quali vanno aggiunti interessi e spese, che incrementano il costo finale).
L’Intelligenza Artificiale: assiste o decide?
Il rapporto Tiaa-Gflec ha analizzato anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella finanza personale. Il 19% degli adulti statunitensi dichiara di aver utilizzato uno strumento di IA per informarsi su temi come budget, risparmio, investimenti, credito o tasse. La percentuale sale al 29% fra i membri della Gen Z.
L’IA può in effetti rivelarsi utile per mettere insieme le primissime informazioni e dare un primissimo quadro della situazione. Ma non subirà le conseguenze di una rata che – per le più svariate ragioni – magari un giorno diventa insostenibile.
Per questo la valutazione e la decisione finale devono restare in capo all’umano, che deve tener conto del suo reddito, delle sue prospettive lavorative, degli altri debiti, degli obiettivi e del patrimonio personali e/o familiari e della capacità di affrontare i vari ed eventuali imprevisti.
Proprio per queste ragioni, l’educazione finanziaria è e rimane fondamentale.
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