La spesa degli italiani


Famiglie mediamente più piccole e più in là con gli anni, alle prese con una quota crescente di spese difficilmente comprimibili: è quanto emerge dallo studio “Dati demografici e consumi: evoluzione e composizione della spesa delle famiglie in Italia” (titolo originale: “Demographics and consumption: evolution and composition of household expenditure in Italy”).
Recentemente pubblicato sul portale della Banca d’Italia, lo studio analizza l’evoluzione della spesa delle famiglie italiane nell’arco di tempo che va dal 1997 al 2023, utilizzando i dati dell’Indagine sulle spese delle famiglie dell’Istat.
Le famiglie italiane? Diventano sempre più piccole
Fra il 1997 e il 2023, la struttura delle famiglie italiane è sensibilmente mutata.
La quota di nuclei in cui la persona di riferimento ha più di 65 anni è passata dal 30% al 38%.
Nello stesso periodo, le coppie con figli sono diminuite di circa 15 punti percentuali.
Nel 2023, le famiglie composte da una sola persona costituivano oltre un terzo del totale.
Sono cambiamenti che, com’è facile immaginare, sortiscono tutta una serie di effetti sui consumi. Una famiglia numerosa spende generalmente più di una persona sola, e questo è chiaro. Ma ogni singola persona di quel nucleo può distribuire alcuni costi tra sé e gli altri componenti. La persona sola, invece, non ha molte possibilità in questo senso: spende meno come nucleo, ma tutte le spese sono a carico suo.
Secondo lo studio, infatti, la spesa media individuale delle persone sole è sensibilmente superiore, proprio per la minor possibilità di sfruttare le economie di scala familiari.
La spesa media familiare è diminuita
Tra il 1997 e il 2019 – prima, quindi, della pandemia – la spesa media reale delle famiglie italiane è diminuita di circa il 20%. Nel 2023 era ancora inferiore di circa l’8% rispetto al livello del 2019.
Una parte di questa riduzione dipende proprio dalla trasformazione demografica: se le famiglie sono mediamente più piccole e diminuisce il numero delle coppie con figli (che sostengono una spesa complessiva più alta) anche il consumo medio calcolato per famiglia tende a calare.
Secondo le stime di chi ha condotto lo studio, la riduzione della dimensione dei nuclei e il cambiamento della loro composizione hanno contribuito in modo significativo alla contrazione della spesa familiare. L’invecchiamento della popolazione, considerato di per sé, avrebbe invece avuto un effetto più contenuto.
Ciò non significa – ovviamente – che ogni italiano abbia ridotto i suoi consumi del 20%. Ricordiamoci infatti sempre la distinzione tra:
spesa totale della famiglia;
spesa per ogni componente;
spesa corretta per la composizione e le economie di scala del nucleo.
Una distinzione essenziale anche quando si valuta la sostenibilità di una rata: due famiglie con lo stesso reddito possono avere margini finanziari molto diversi a seconda del numero dei componenti, delle spese varie ed eventuali e della possibilità di condividere i costi.
Che cosa significa per chi valuta un finanziamento
Quanto emerge dall’analisi conferma indirettamente la regola generale: anche una rata relativamente bassa può diventare problematica, se va ad aggiungersi al bilancio di un piccolo nucleo che magari già conta un affitto o un mutuo, le varie utenze, il cibo, i trasporti, le spese scolastiche ed eventuali altri debiti.
Quando si valuta l’opportunità di un finanziamento, quindi, è sempre bene considerare con estrema attenzione il margine mensile reale, al netto delle spese essenziali, delle rate già esistenti e degli accantonamenti per le spese annuali (esempio: bollo auto e polizze assicurative) e per gli imprevisti.
Soprattutto se si può contare solo sulle proprie forze e possibilità.
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