Benzina cara, inflazione e credito


Fare il pieno, si sa, è diventato più costoso. E non è un problema solo per chi usa l’auto tutti i giorni. Quando benzina e gasolio vanno su, il rincaro s’insinua nei costi di trasporto delle merci e nelle spese delle aziende. E in certi casi finisce col ripercuotersi sui prezzi di beni e servizi. In parole povere, sull’inflazione.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre l’inflazione in Italia ha raggiunto il +4,2% annuo, dal +3,3% di agosto. La ragione sta soprattutto nei beni energetici. E il fenomeno non è circoscritto all’Italia: secondo la stima flash dell’Eurostat, a settembre l’inflazione dell’area euro è salita al +3,8% anno su anno.
Perché ne parliamo in questa sede? C’è forse una relazione fra tutto questo e un finanziamento per l’acquisto di un’auto, l’arredo della casa, la scelta di un nuovo computer?
Spoiler: sì, c’è. E adesso vediamo di capire quale.
Prezzi in rialzo: dal pieno della macchina al costo della spesa
Supponiamo che un litro di benzina passi (come è successo) da 1,70 a 2 euro. Per chi consuma 100 litri al mese, ciò significa spendere circa 30 euro in più. Il problema è che il carburante non serve solo per andare al lavoro o per fare i giri nel weekend: serve pure per trasportare prodotti alimentari, vestiti, mobili e moltissimi altri beni.
Se salgono i costi sostenuti da trasportatori e aziende, c’è poco da fare: una parte di questi rincari può scaricarsi sui prezzi finali. Non tutti i settori reagiscono nello stesso modo: però, se il rialzo dell’energia persiste abbastanza a lungo, può gradualmente propagarsi al resto dell’economia.
La Banca centrale europea parla proprio di effetti indiretti dello shock energetico: nelle sue proiezioni di settembre, mette in conto che il rincaro possa trasmettersi progressivamente anche all’inflazione non energetica.
Ed è qui che, per noi consumatori, sta l’inghippo.
Anche se la rata non cambia, i rincari erodono il reddito residuo
Immagina una famiglia che ogni mese porta in casa (tra tutti i suoi componenti in età da lavoro) 2.500 euro. Questa famiglia già versa 300 euro di rata per un finanziamento. Se carburante, bollette e spesa alimentare salgono, quella rata può anche rimanere invariata di per sé, ma diventa relativamente più pesante perché una quota maggiore del reddito viene assorbita da altre spese.
Esempio:
prima dei rincari, dopo le spese essenziali, a una famiglia rimangono circa 700 euro al mese;
un aumento complessivo di 150 euro di carburante, utenze e spesa riduce il margine a 550 euro;
la rata da 300 euro non è cambiata, ma adesso assorbe una parte più grossa del denaro rimasto a disposizione.
E c’è un altro aspetto. Una delle funzioni della Banca centrale europea è mantenere stabile l’inflazione nel medio periodo intorno al 2%: quando l’incremento dei prezzi diventa troppo consistente o rischia di protrarsi nel tempo, la Bce può intervenire sui tassi d’interesse.
A settembre, proprio di fronte alle persistenti pressioni inflazionistiche legate all’energia, l’autorità monetaria dell’area dell’euro ha ritoccato al rialzo i tassi di riferimento di 0,25 punti percentuali, portando il tasso sui depositi al 2,50%.
E se i tassi aumentano, il credito può diventare più caro.
Tassi in rialzo: cosa può succedere al credito al consumo?
Il collegamento tra credito e inflazione avviene principalmente attraverso tre canali.
Costo dei nuovi finanziamenti. Se aumenta il costo del denaro per il sistema finanziario, nel tempo le condizioni applicate ai nuovi prestiti possono diventare meno convenienti.
Reddito disponibile. Anche senza variazioni della rata, l’incremento del costo della vita può rendere più difficile sostenere contemporaneamente spese quotidiane e rimborso del debito.
Accesso al credito. In un contesto economico più incerto, società bancarie e finanziarie possono valutare con maggior attenzione reddito, altri finanziamenti già presenti e capacità del cliente di rimborsare il prestito.
Il punto importante è quindi operare una distinzione fra costo del finanziamento e sostenibilità della rata. Sono due cose diverse, ok: però l’inflazione le può influenzare tutte e due.
Credito al consumo: se hai già un prestito, la rata aumenta?
Non necessariamente. Se hai sottoscritto un finanziamento a tasso fisso, il rialzo dei tassi di mercato non modifica in automatico il tasso previsto dal contratto e, in linea generale, neppure la rata. Però, mentre la rata resta invariata, possono salite benzina, spesa al supermercato, utenze e altre uscite.
Se invece il contratto prevede un tasso variabile, bisogna controllare le condizioni previste dal finanziamento e il parametro utilizzato per gli eventuali aggiornamenti.
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