In Italia resta (troppo) alto il costo del credito
7 apr 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Franco Canevesio

Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 il costo del credito in Italia è rimasto elevato. Lo sostiene il Centro studi di Unimpresa secondo cui nel periodo indicato i tassi più alti riguardano il credito al consumo: il credito revolving raggiunge il 16,07%, gli scoperti senza affidamento superano il 15,6% e i prestiti personali contro cessione del quinto arrivano fino al 13,85%. Restano sopra il 10% anche il credito personale (11,32%), quello finalizzato (10,88%) e i finanziamenti tramite carte di credito (11,57%).
Mercato del credito: costi (troppo) alti
Il quadro complessivo evidenzia un mercato del credito ancora caratterizzato da costi elevati non solo per le famiglie, ma anche per le imprese, con un differenziale significativo rispetto al costo della raccolta che rischia di frenare investimenti e crescita. Per le imprese i finanziamenti per anticipi su crediti e operazioni commerciali si collocano tra l’8,06% per gli importi più bassi e il 4,97% oltre 200mila euro, mentre il factoring oscilla tra il 6,41% e il 4,66%.
Mutui ipotecari, tassi intorno al 4%
Per i mutui con garanzia ipotecaria i tassi medi intorno al 4% (4,05% fisso e 4,08% variabile), i più bassi dell’intero sistema. che rappresentano la forma di credito meno onerosa: i tassi medi si attestano al 4,05% per il tasso fisso e al 4,08% per il variabile, con soglie di usura appena superiori al 9%. Si tratta dei livelli più bassi dell’intero sistema, coerenti con la presenza di garanzie reali e con una minore rischiosità. Infine, i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione mostrano un tasso medio del 13,85% per importi fino a 15.000 euro e del 9,44% per importi superiori, con soglie che arrivano rispettivamente al 21,31% e al 15,80%.
Aperture di credito, tassi al 10,5%
Il Centro studi di Unimpresa ha analizzato i tassi di interesse effettivi globali medi relativa al periodo 1° ottobre - 31 dicembre 2025, che vengono applicati, alla clientela, dal 1° aprile al 30 giugno 2026: partendo dalle operazioni più diffuse di gestione della liquidità, le aperture di credito in conto corrente mostrano un tasso medio del 10,53% per importi fino a 5.000 euro, che scende all’8,86% per importi superiori, con tassi soglia rispettivamente pari al 17,16% e al 15,07%.
Scoperti senza affidamento molto onerosi
Ancora più onerosi risultano gli scoperti senza affidamento, che si attestano al 15,76% fino a 1.500 euro e al 15,65% oltre tale soglia, con limiti di usura che sfiorano o superano il 23,5%. Nel segmento dei finanziamenti alle imprese legati al ciclo commerciale, i tassi risultano progressivamente più contenuti al crescere degli importi.
Prestiti personali, tasso medio dell'11,3%
Per quanto riguarda il credito alle famiglie, i prestiti personali presentano un tasso medio dell’11,32%, con una soglia di usura del 18,15%, mentre il credito finalizzato si colloca al 10,88% con limite al 17,60%. Ancora più elevati risultano i tassi per strumenti di credito rotativo e flessibile: il credito revolving raggiunge il 16,07%, con una soglia del 24,07%, mentre i finanziamenti tramite carte di credito si attestano all’11,57% con limite al 18,46%. Gli altri finanziamenti generici si collocano su un tasso medio del 14,23% e una soglia del 21,78%.
Unimpresa, livelli tra 5% e 8%
"I dati sui tassi applicati alle imprese impongono una riflessione approfondita - spiega il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora - Anche nelle forme di finanziamento più strutturate, i livelli restano compresi tra il 5% e l’8%, con punte superiori per le operazioni di minore importo. Si tratta di valori ancora elevati se confrontati con un costo del denaro che, nell’area euro, si colloca intorno al 2%. Questo divario segnala una trasmissione della politica monetaria che continua a essere lenta e parziale. È necessario intervenire per rendere più efficiente il meccanismo di trasmissione del credito, riducendo lo spread tra costo della raccolta e tassi applicati. In una fase in cui il sistema produttivo è chiamato a sostenere la crescita e a fronteggiare nuove incertezze internazionali, mantenere condizioni finanziarie troppo onerose rischia di frenare la ripresa".

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